Cosa

Definizioni su cosa si intenda per guerra economica ce ne sono molte, autorevoli e, tuttavia, non coincidenti: il concetto rimane e rimarrà nebuloso in quanto sfaccettato.

Sono gli obiettivi con cui si approccia, o si è costretti da altri ad approcciare, uno scenario micro e macro che definisce una situazione di guerra economica: è l’analisi del contesto che fa prefigurare uno scenario di guerra economica.

Un’analisi sul problema definitorio che, tra altre, si può considerare significativa è quella effettuata nel 2011 da Eric Bosserelle dell’Università di Reims da cui si trae la definizione di guerra economica che più circoscrive ciò che questo blog intende per essa: “La guerra economica intesa come un insieme di pratiche utilizzate dalle imprese e dai governi motivati dalla ricerca del potere nel campo dell’economia. (La guerre économique entendue comme ensemble de pratiques mises en œuvre par des firmes et par des États motivés par la recherche de puissance dans le champ de l’économie.)”.

Tuttavia essa appare limitata perché non tiene in considerazione due fattori:

il primo, molto probabilmente sottinteso, è che “ricerca del potere” è da intendersi anche come ricerca di mantenimento del potere.

Quindi approccio anche difensivo, e non solo offensivo come la definizione potrebbe a prima vista dare a pensare;

il secondo, il ‘singolo’: la necessità di ampliare e difendere il proprio potere economico può scaturire anche individualmente (esempio i rapporti fiscali individuali contrapposti a quelli statali); parimenti, la necessità di difendersi dell’altrui potere economico può causare conflitto con l’individuo (esempio la privacy digitale).

L’accostamento all’ambito definitorio con riguardo l’intelligence economica è più agevole: tra le diverse definizioni (per la Francia tra tutti quello dei portali di intelligence economica e per l’Italia il Glossario di Intelligence edito dalla Sicurezza Nazionale) si prende in considerazione quella di Christian Harbulot, direttore della Scuola di Guerra Economica di Parigi: “L’intelligence economica si definisce come la ricerca e l’interpretazione sistematica dell’informazione accessibile a tutti, al fine di decifrare le intenzioni degli attori [economici] e conoscere le loro capacità. Essa comprende tutte le operazioni di sorveglianza dell’ambiente concorrenziale (protezione, veglia [attenzionamento], influenza) e si differenzia dall’intelligence tradizionale per:

la natura del suo campo di applicazione, poiché essa riguarda il dominio delle informazioni aperte, ed esige dunque il rispetto di una deontologia credibile;

l’identità dei suoi attori, nella misura in cui tutto il personale e la struttura direttiva, e non più solamente gli esperti, partecipano alla costruzione di una cultura collettiva dell’informazione;

le sue specificità culturali, perché ogni economia nazionale produce un modello originale d’intelligenza economica il cui impatto sulle strategie commerciali ed industriali varia secondo i paesi. 

(L’intelligence économique se définit comme la recherche et l’interprétation systématique de l’information accessible à tous, afin de décrypter les intentions des acteurs et de connaître leurs capacités. Elle comprend toutes les opérations de surveillance de l’environnement concurrentiel (protection, veille, influence) et se différencie du renseignement traditionnel par:

la nature de son champ d’application, puisque qu’elle concerne le domaine des informations ouvertes, et exige donc le respect d’une déontologie crédible;

l’identité de ses acteurs, dans la mesure où l’ensemble des personnels et de l’encadrement – et non plus seulement les experts – participent à la construction d’une culture collective de l’information;

ses spécificités culturelles, car chaque économie nationale produit un modèle original d’intelligence économique dont l’impact sur les stratégies commerciales et industrielles varie selon les pays.)”.

Essa è una delle migliori tra quelle in circolazione perché definisce, oltre il contendere, la differenza/rapporto sia con l’intelligence tradizionale sia con altre quattro discipline/funzioni, e cioè:

la competitive intelligence, ‘veille stratégique’ nell’accezione francese, quando tra le operazioni di natura tattica proprie e tipiche dell’intelligence sono comprese anche la protezione e l’influenza e non solo l’anticipazione, unica mission della competitive intelligence;

la business intelligence, se è vero che il termine è stato coniato nel 1865 da Richard Millar Devens per elogiare un’attività imprenditoriale con i connotati della moderna intelligence economica è altresì vero che, in seguito, esso e stato definito nell’accezione attuale ed in termini generali nel 1958 da Hans Peter Luhn, ricercatore ed inventore tedesco nel periodo in cui lavorò per IBM. La business intelligence tratta le tecnologie ed i processi di natura quantitativa che permettono di ricavare conoscenza dai dati grezzi: essa è disciplina quantomai attuale, data l’importanza del trattamento dei big data nel ciclo di intelligence, ed è di competenza dei data scientist.

lo spionaggio industriale, nel momento in cui, tra il resto ed in ambito di intelligence economica, è indicato l’utilizzo delle sole informazioni da fonti aperte (OSINT) in un’ottica di deontologia (etica) credibile.

Tuttavia proprio con riguardo quest’ultimo fattore la definizione di Harbulot sembra presentare una zona d’ombra: se è corretto affermare che lo spionaggio industriale non entra nel campo di applicazione dell’intelligence economica attiva, è altresì corretto affermare che un’appropriata ed efficace azione di counter-intelligence pro-attiva non può esimersi da una conoscenza approfondita sia delle potenziali minacce dovute allo spionaggio industriale sia delle tecniche per porre in essere, neutralizzare ed influenzare tali minacce.

Infine la Security. Essa è la funzione preposta alla protezione degli asset materiali ed immateriali dell’attore economico: mette in atto azioni anticipatorie e di influenza finalizzate esclusivamente alla propria mission, non avendo come riferimento la competitività generale e complessiva dell’attore.

Quindi in ottica più realistica si potrebbe definire l’intelligence economica come la disciplina che ricerca ed interpreta sistematicamente le informazioni al fine di decifrare i contesti ambientali, le intenzioni e le capacità degli stakeholder (di qualsiasi natura), direttamente o potenzialmente connessi ad un attore economico. Essa comprende tutte le azioni di protezione, influenza e anticipazione degli scenari in cui opera l’attore al fine di preservarne ed aumentarne la competitività.