libra analisi scenario

Libra di Facebook: Punto (Analisi), a Capo (Scenari)

Ora che su Libra di Facebook la tempesta degli opinionisti (anche quelli che come attività abituale squadrano e tagliano canditi, per i panettoni e le colombe, sono riusciti a dare la loro preziosa opinione) sembra chetarsi vediamo quale è il punto e come si potrà andare a capo.

Prima osservazione è che gli attori sono quattro. Facebook, che ha ideato il prodotto; il prodotto è una cryptocurrency di nome Libra; essa sarà gestita da Libra Association, no-profit ad alta reputazione in termini di partecipanti; infine uno dei membri ‘tecnologici’ (non fondatori) alla no-profit è Calibra, consociata di Facebook e creata ad hoc per la gestione dei pagamenti. Quindi Facebook non controlla direttamente Libra ma, casomai, ne gestirà le transazioni, anzi parte di esse attraverso Calibra: la strategia di teatro quindi vede dal lato monetario un insieme di protagonisti definiti e non confusi nei ruoli.

Secondo punto i white-paper, che illustrano il potenziale funzionamento della cryptocurrency: essa è descritta come stablecoin con peculiarità ben illustrate da Ben Evans e da Massimo Chiriatti nei loro approfondimenti (anche se, nel caso di Chiriatti, non si concorda con la ‘mira’ strategico-operativa di passaggio a permissionless nel caso in questione: perché? A fronte di quali vantaggi competitivi per Libra Associaton e quindi Facebook?). Dal lato operazionale quindi niente di nuovo, più o meno: il più è il potenziale bacino di utenza già nel portafoglio del progetto, consistente a più di un miliardo di persone.

Il terzo punto è Calibra che, per ora, è annunciata come colei che gestirà le transazioni monetarie sulle piattaforme che fanno capo a Facebook e fornirà servizi di wallet e exchange stand-alone per chi vorrà servirsene. Inoltre Calibra viene prevista in futuro come fornitrice di servizi finanziari. Dal lato tattico quindi si osserva la progressiva copertura del mercato finanziario partendo dalle transazioni monetarie, attraverso prodotti diversificati il cui target va ben oltre lo sfruttamento del potenziale portafoglio in casa. L’affermazione si basa sull’analisi della comunicazione (video e sito) di presentazione di Libra. Essa è imperniata quasi esclusivamente su location e personaggi collocati in paesi in via di sviluppo e sul concetto di unbanked.

Infine dal lato tecnico niente è dato sapere: quando beta-test e altro saranno disponibili, sotto i diversi punti di vista, si potranno valutare pregi e difetti. Per ora chi ne parla parla al vento. Idem per le ipotesi di costo delle transazioni. L’unico modello in scala a cui riferirsi, con i distinguo del caso, è WeChat in Cina: esso funziona molto bene ed ha una penetrazione molto alta.

Dal lato competitive quindi lo stato dell’arte è che si potrebbe essere di fronte ad un situazione di effettiva disruption del mercato monetario e finanziario, come non si verifica dai tempi dell’invenzione della moneta scritturale. Una tecnologia innovativa, la blockchain, nei suoi aspetti monetari e finanziari, incontra (è adottata e ha raggiunto una maturità tecnologica tale da poterlo essere), un player che ha la forza e potere per far saltare il banco. Il banco è l’attuale sistema dei pagamenti, con gli annessi e connessi.

Il condizionale è d’obbligo, non solo per motivi storici, ma anche a fronte di come sta evolvendo la situazione. Innanzi tutto se Facebook avesse voluto iniziare domani mattina con Libra l’avrebbe potuto fare senza problemi, anche solo ritardando la presentazione e ponendola subito a ridosso della messa in linea della stablecoin. Si sono presi, non a caso, più di sei mesi di tempo (teorici, al limite indefiniti) tra annuncio e il possibile on-line per metabolizzare le reazioni che sono la differenza tra il dire e il [come poter] fare con il minimo rischio.

Poi, non una virgola si è alzata da uno qualsiasi degli altri big-one. Da Google, Microsoft, Apple a scendere tutti hanno un progetto simile nel cassetto (Amazon addirittura è partita anni fa con un’idea affine, negli intenti, rivelatasi una porcheria fallita miseramente) ma niente è trapelato al riguardo. Questo sia con finalità di commento, che di potenziale adesione o, addirittura, di competizione. In ottica di disruption non cambierebbe niente, in ottica di dinamiche di mercato molto. Questo è un aspetto fondamentale per lo scenario complessivo da tenere sotto osservazione ed a cui nessuno ha dato, per ora, rilevanza.

Le reazioni dell’establishment finanziario e monetario. Come dice Paolo Savona (che per età non si può far rientrare sicuramente nel novero di giovani innovatori) ‘se le banche perdono il sistema dei pagamenti sono finite’: è questo l’effettivo rischio legato a Libra. I più svegli hanno capito precocemente che il livello della posta in gioco non è più quello del Bitcoin.

Un conto è avere a che fare con un comparto monetario innovativo che, anche qualora arrivasse ai 1.000 $ mld di cap complessivo (cosa per adesso mai avvenuta, neppure al tempo migliore dei Bitcoin), comunque è estremamente parcellizzato e caratterizzato da individualità non connesse e in competizione. Altro discorso è fare i conti con chi, come dicono gli americani con metafora legata al baseball, ‘ha le palle, ha le mazze e si fa anche le regole’, come la storia ha fino ad ora evidenziato per Facebook. In altre parole un conto è inventare leggi, o modificare le esistenti, per cercare di imbrigliare tanti piccoli indiani scoordinati; tutto diverso è ipotizzare di dettare legge a casa di chi le regole, per dimensione e quindi potere, se le fa.

Infine una considerazione. La struttura che Facebook ha dato all’intero progetto Libra non sembra indicare come volontà primaria la conquista del mercato dei pagamenti e della finanza. Essa appare, piuttosto, essere parte di un teatro strategico con due obiettivi: il primo ottenere più dati (le transazioni) dal portafoglio utenti esistente, continuando ad averli anche se gli stessi si disimpegnano dal core-business dei social; il secondo, utilizzare la propria finanza per penetrare nuovi mercati (territoriali e sociali). Se nel procedere si creerà un sistema finanziario parallelo di successo esso sarà un second-best, rispetto all’obiettivo primario di gestire le transazioni ed il loro contenuto. La grande strategia di Zuckerberg sembra perpetuarsi, pertanto, sempre nell’ottenere quanti più dati sia possibile dalle persone che incrociano le sue creature. Questa riflessione può aiutare il percorso di quelli che continuano a chiedersi dove guadagna Facebook dall’intera faccenda.

Lo scenario di breve periodo, e cioè fino a quando Libra non sarà on-line, non prevede grossi sconvolgimenti operativi. Sarà utile invece osservare come si muovono big-competitor e gli attori del settore tradizionale. Con riguardo i primi a pensare male, cosa sempre utile, l’immobilismo è tale da ipotizzare addirittura un tacito cartello: sotto osservazione con molta attenzione. Con riguardo i secondi, gli anticipatori sono già nel carro della no-profit ed i perspicaci si stanno attrezzando per salirci, almeno con funzione di vaso comunicante tra due realtà previste parallele. La massa, soverchiante, non è ancora matura neppure per intuire che razza di mazzata sta arrivando al settore. Le istituzioni cominciano a porsi interrogativi sotto diverse ottiche, ed è bene seguire il dibattito.

Nel medio periodo, e cioè da quando Libra sarà on line, lo scenario prevedibile ad ora è l’imporsi di un mercato monetario parallelo, con proprie regole, rispetto all’attuale: in esso il mantra è ‘disintermediazione’. Il paniere di valute fiat che compongono la stablecoin è un dettaglio tecnico, per quanto importante: la fine della convertibilità ad importo fisso (e quindi la libera fluttuazione di Libra) segnerà anche la fine del medio periodo, quindi la maturità e l’eventuale successo di Libra. Nel frattempo si dovrà ragionare out-the-box per l’instaurazione di un dialogo con il ‘nuovo mondo’ che, come già detto, storicamente non è molto sensibile alle regole altrui; questo a beneficio dei molti che imperterriti continuano a farsi cattivo sangue (e farlo a chi li legge) con strali circa riciclaggio, privacy, regolamenti a cui sottostare e quant’altro. Il concetto base è che, se tutto procede come previsto, si sta per avere a che fare con la Gringotts Wizarding Bank della saga di Henry Potter: altra realtà, altri approcci da inventarsi.

Nel lungo periodo, come dice John le Carré, saremo tutti morti ed a ora non vi sono elementi per predire configurazioni significative (per i posteri, se a loro interessasse) basate sull’oggettività. Tuttavia la sceneggiatura del film, che ci si accinge a girare per il mercato monetario, somiglia molto a quello visto a suo tempo per il settore turismo. Si suppone che la disintermediazione avrà effetti evidenti per le location fisiche e (oggi) digitali ma sarà rivoluzionaria per comportamenti, regole, governance ed attori di riferimento. In altre parole, e per la legge del contrappasso, Zuckerberg potrebbe riuscire dove Bitcoin & C. hanno per ora fallito.

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2 comments

  1. Alessandro Rinaldi

    Articolo chiarissimo. Mi pare che finora non ci sia stata una levata di scudi nè dalla politica, mi riferisco agli americani, gli italiani è meglio lasciarli perdere, nè dalle Autorità, che si sono limitate a dichiarare che il fenomeno dovrà essere monitorato e/o regolamentato. Magari poi si svegliano e si inventano il GDPR di turno. Quello che vorrei capire è però quale potrebbe essere lo scenario se si avverasse il monito di Savona, cioè la possibilità che le banche diventino irrilevanti. Un’altra questione che mi interessa è quella della privacy perché facebook avrebbe dichiarato che non attingerà ai dati raccolti da Calibra, nel qual caso, come dice lei, non vedo dove stia il business per il social network. Infine mi interessa il tema dell’informazione; avremo un soggetto Facebook & co (whatsapp, instagram) che filtra le informazioni ed il cui portafoglio utenti è quello di Libra. Pensiamo alla possibilità che Facebook possa filtrare le informazioni in modo da renderle compatibili anche con le nostre possibilità di spesa. Allo stato inoltre le stesse piattaforme sono già onerate della censura preventiva dei contenuti terroristici e in un prossimo futuro su tutto quello che verrà pubblicato perchè questo prevede la nuova regolamentazione sul copyright. Controllo dell’informazione, censura, big data e moneta. Mica male. Forse dico una sciocchezza, ma si potrebbe andare oltre il concetto di Stato Nazionale il che non è detto sia negativo, ma potrebbe esserci un problema di democrazia e monopolio. Mi rendo conto che è difficile fare previsioni a così lunga gittata, ma mi piacerebbe ugualmente avere una Sua impressione.

    • admin

      Cominciamo dalla fine.

      Penso che il concetto di stato nazionale tradizionale sia ormai obsoleto sotto diversi aspetti. Il primo è quello della sovranità digitale, che è andato ad aggiungersi ed a rendere molto fluide (dalla seconda metà degli anni ’90 in poi) le tradizionali componenti territoriali e sociali su cui si fonda il concetto di stato/nazione .

      il secondo aspetto è quello della messa a regime del ‘capitalismo della sorveglianza’, basato principalmente (ma non solo) sul possesso del dato del singolo, che sta permettendo ad entità non statuali (big-ones) di agire come stati, senza però dover rispettare il vincolo del contratto sociale che lega lo stato al cittadino.

      Quindi ha ragione Vladimir Putin quando, tre giorni fa, ha detto che il liberismo ha fatto il suo tempo e, aggiungo io, con esso sta morendo la ‘democrazia’ comunemente intesa: ambedue non sono stati in grado per ora di esprimere metamorfosi in grado di contrastare (anche non per forza in via conflittuale) il monopolio della gestione non-statuale del dato. Chi ci riesce, per adesso, sono solo i regimi (Cina in primis) che riescono ad imporre, nel contratto sociale che li perpetua, un valore aggiunto (crescita, sicurezza, reddito e servizi) in cambio dei dati (del controllo) dei propri cittadini, i quali sono consci dello scambio e lo accettano.

      La mia ipotesi nel medio periodo è quindi di natura orwelliana: controllo massivo sempre più penetrante e con una differenza di base. Da una parte le attuali democrazie, con palliativi tipo GDPR, sempre più assuefatte ai monopoli sovranazionali che non sono in grado di contrastare, perché le proprie elite sono compenetrate in essi a vari livelli; dall’altra i regimi forti, estremamente pervasivi ma anche estremamente protettivi nei confronti dei propri cittadini.

      La variabile principale in questo caso sono le persone. Il lato positivo è che c’è molto associazionismo che si batte per i ‘digital rights’. Il lato negativo è che esso è completamente inconcludente, cioè l’attività viene sistematicamente metabolizzata dalla ‘normalità’ il che mi fa pensare, alla fine della fiera, che la questione al singolo mediamente non interessi poi molto.

      In una ottica così delineata, dal mio punto di vista, obblighi di censura, normativa privacy e copyright sono il minimo della pena (assieme alle multe di facciata) che i monopoli devono pagare alle attuali democrazie per poter fare quello che vogliono con i dati dei loro cittadini, e che le stesse dovrebbero in teoria proteggere.

      L’operazione Libra rientra in pieno nel disegno complessivo. A parte il fatto, non del tutto insignificante, per Facebook di togliersi dal conto economico consolidato globalmente anche i costi di tesoreria dovuti alle transazioni finanziarie (è il maschio alfa della filiera quindi può dire ‘o così o così lo stesso’); a parte il fatto che la prospettiva è di far diventare Calibra fornitore di servizi finanziari, quindi con costi e ricavi tipici di settore; a parte tutto questo, il vantaggio competitivo è chiaramente nell’attingere in casa propria dati caratterizzanti il comportamento individuale che prima:
      a)dovevano essere comprati da (molte) terze controparti;
      b)erano forniti con un contenuto non così completo da permetterne un utilizzo esaustivo.

      Anche qualora fosse vero che Facebook non attingesse ai dati di Calibra (e storicamente non è credibile perché fino ad oggi con i dati dei propri utenti ha fatto quello che ha voluto e dopo, eventualmente scoperto, si pente e paga le multe) in tutti i casi l’informazione circa la transazione da/per Facebook (Instagram, WhatsApp,…) origina e finisce dalle/nelle piattaforme, quindi è utilizzabile dettagliatamente. Chi gestirà i wallet utente nelle piattaforme del gruppo? Calibra o la piattaforma? Rimangono fuori gli ipotetici wallet gestiti da Calibra il cui proprietario non è anche utente di una piattaforma del gruppo Facebook: quanti saranno, considerando anche la politica di penetrazione votata principalmente agli unbanked? Quindi il cerchio si chiude, così come si è chiuso in Cina con WeChat e la meritocrazia sociale.

      Per venire alle parole di Paolo Savona il discorso è abbastanza lineare: le banche producono reddito sul differenziale di spread tra impegni e raccolta e sui fee derivati dalla vendita di servizi propri o di terzi. Se il nuovo operatore monetario e finanziario ha la capacità di minimizzare entrambi (connettendo direttamente il proprio attivo con il proprio passivo), in virtù del fatto che il suo core-business è un altro, screma una parte considerevole di mercato: gli operatori attuali non hanno la possibilità di comprimere ulteriormente i costi fissi e chiudono. Inoltre qual’è la banca che attualmente ha più di un miliardo di potenziali clienti e la possibilità di investire in penetrazioni continentali? Anche senza Facebook con il fintech ci si stava piano piano arrivando: di venerdì la notizia che Deutsche Bank (non propriamente una ‘cassa peota’) ha in programma 20.000 tagli globali.

      Tempi divertenti si preannunciano.