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Competitive Intelligence: Blockchain È Utile a Fintech?

In ambito di competitive intelligence, in seguito all’esaltazione massiva dovuta all’identificazione di blockchain come killer innovation, si rivela utile osservare nel fintech aspettative ed effettivi ‘use case’. La digital transformation causata da blockchain trova nella finanza il principio di tutto: il settore è pertanto è un indicatore funzionale dei benefici che essa ha (o dovrebbe avere) apportato, escludendo dal discorso le cryptocurrency.

McKinsey stima che alla fine del 2018 il settore ha mediamente e complessivamente investito circa 1,7 mld USD l’anno nella tecnologia. Di conseguenza cerca di comprendere se la montagna di soldi abbia partorito topolini che, effettivamente, risultino strategici sotto i due aspetti principe, e cioè i costi ed i ricavi. Gli analisti, in due diversi approfondimenti, giungono alla conclusione che per ora questo non è successo.

Le direttrici del ragionamento sono che le sperimentazioni si sono arenate, nella maggior parte dei casi, a fronte di problemi diversamente articolati di immaturità tecnica del protocollo nell’affrontare l’applicabilità nella larga scala. In altre parole per ora il valore aggiunto di blockchain si rivela nelle applicazioni di nicchia, quando si tratta di modernizzare processi obsoleti e con finalità reputazionale: si stenta pertanto ad uscire dalla fase del pionierismo per entrare in quella della crescita effettiva.

Gli analisti quindi si chiedono se, dal lato strategia, il problema risieda in una ulteriore necessità temporale di sperimentazione o si sia di fronte ad un’impasse che deriva dalla domanda su quanto, e come, il protocollo sia industrialmente effettivamente utile ed applicabile sui grandi numeri. Alcuni Indicatori di risposta potranno arrivare dalle banche centrali.

Per quanto esse siano universalmente riconosciute come sedi di conservatorismo tecnologico e di estrema ponderatezza, in giro per il modo sono 15 quelle che hanno in corso studi avanzati di adozione. I nessi causali sono 3: la financial inclusion, l’efficenza dei costi e l’eliminazione del contante. Osservando l’evoluzione di questa micro (in ambito di cryptoeconomy ma macro se riferita al parametro quantitativo di adozione e di complessità) area molto probabilmente si avrà una risposta predittiva al precedente quesito strategico generale.

Particolare attenzione dovrà essere rivolta sia alla Svezia, precursore nell’affrontare la materia e paese ormai privo di domanda di contanti finalizzata alle transazioni retail, che al 16 paese, cioè l’IRAN, il quale per cause contingenti dovute a terzi ha intensificato negli ultimi sei mesi le analisi di fattibilità per trovare quanto prima una parziale scappatoia finanziaria all’embargo.

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