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Crypto Intelligence: Situazione Illeciti al 2018

La periodica carrellata più o meno trimestrale di crypto intelligence sui trend degli illeciti nel quarto trimestre 2018 porta alcune considerazioni interessanti, per l’intero anno e per ciò che potrà essere.

Le fonti principali sono i report di questo mese a cura di Chainanalysis e Ciphertrace, autorità in materia in tema di analisi e servizi dedicati (per inciso in tema di preveggenza istituzionale si ricorda, in contesto statunitense, che la seconda prende origine nel 2012 con fondi provenienti dalla DARPA e dall’Homeland Security mentre la prima fu partecipata, nel medesimo periodo, in fase di start up da una controllata di In-Q-Tel, il ‘venture made in CIA’).

I numeri coincidono, con una quantità di circa 1 miliardo di USD rubati e di conseguenza riciclati a livello globale nel 2018, pari a 3,6 volte l’importo del 2017. Viene giustamente osservato che non deve trarre in inganno il fatto per cui l’importo dei crypto illeciti sono in percentuale diminuiti rispetto al passato: è aumentato invece il mercato globale della cryptoeconomy strettamente monetaria di riferimento.

Oltre i numeri i macro-trend indicano:

  • che le ruberie hanno come target, in ordine di importanza quantitativa decrescente, gli exchanger, le ICO scam e schemi Ponzi di investimento;
  • il mercato deve essere continuamente tenuto sotto osservazione in quanto nuove metodologie si apprestano ad esso: quindi devono essere riconosciute e monitorate. È il caso del metodo SIM scam, che abbina ingegneria sociale e hacking per ottenere lo scopo;
  • il dark web, dopo un breve momento di smarrimento in seguito alla chiusura di alcuni marketplace, continua a crescere e prosperare costantemente: la tendenza è il rimbalzo istantaneo, di clienti e fornitori, da un marketplace all’altro quanto qualche attore viene sottoposto a misure repressive.

Mai come negli illeciti che si verificano nella cryptoeconomy è importante parlare di trend piuttosto che di numeri: questi ultimi sono solo la punta dell’iceberg, ad uso indicativo e mediatico, del fenomeno. Come si ripete da anni, trovando conferma appunto in analisi specifiche di riferimento, l’approccio alla crypto intelligence deve essere olistico: non si riuscirà, nel contesto occidentale odierno, a regolamentare e controllare a priori il fenomeno (e quantificarne anche l’esatto ammontare in termini di illeciti) perché è cosa impossibile data la natura dello stesso. È un sistema complesso in cui alle regole della finanza si sono introdotte nuove variabili completamente avulse rispetto al passato: è dall’osservazione delle variabili che si può risalire alla casistica di illecito e non sperare che le variabili rientrino in classificazioni passate e prive di senso per poi agire.

A questo proposito sono interessanti due spunti che si ricavano dai report.

Il primo è il comportamento dei banditi nel traslare dal mondo virtuale al mondo delle valute fiat, quindi il riciclaggio, punto debole dei crypto misfatti. Si assiste alla presenza di due tipologie: la prima costituita da organizzazioni strutturate di hacking, le seconda i piccoli gruppi o i ‘lone wolf’.

Le caratteristiche di entrambe è aspettare almeno un mese dall’agire, al fine di lasciar placare il clamore mediatico dovuto ai furti. In seguito la prima tipologia conduce migliaia di trasferimenti incrociati, per offuscare la provenienza ed il tracking del denaro, e tende a convertire quanto prima. La seconda rimane silente anche per un anno e mezzo e converte successivamente direttamente, senza preoccuparsi eccessivamente del tracking. In ambedue i casi nessuna rilevanza di interesse emerge con riguardo l’andamento delle quotazioni e l’importo dei fee da riconoscere per transazioni, conversioni e offuscamento.

Il secondo spunto, che conferma quanto si predisse anni fa, è la rilevazione di casistiche per cui una cryptocurrency viene creata con funzione di clearing house digitale per la regolazione degli scambi all’interno di organizzazioni criminali, e tra quelle di esse accumunate da interessi temporaneamente condivisi. Il fenomeno si presume in crescita stante anche le attuali modellistiche di stablecoin e smart contract disponibile sul mercato e da cui attingere.

crypto crimeSi sottolinea che le analisi delle due società si basano sulla ricostruzione di eventi accaduti e portati alla luce: nulla può essere detto su ciò di cui non si è a conoscenza. Questo vale sia per la tendenza a non denunciare alle autorità tutto ciò di cui si è vittima, da parte degli operatori maggiormente strutturati e per non incorrere in crisi di fiducia. Il discorso vale ancora di più se le tipologie di illeciti non originano da furti o truffe ma da riciclaggio derivato da comportamenti basati su evasione fiscale, corruzione, acquisto/vendita di prodotti proibiti/contigentati/in black list, tutti estremamente difficili da estrapolare.

crypto crimeDal lato normativa, seguendo le raccomandazioni di settore, e maggiormente con AMLD5 in arrivo, la tendenza mondiale è quella di inasprire le coercizioni KYC/T (Know Your Clients/Transactions) imposta agli operatori.

Sotto altre ottiche da rilevare, attraverso i tre grafici a fianco ad opera di Tradeblock, come a livello di surface web l’interesse generale di traffico verso gli exchanger e tematiche tecniche ha seguito l’andamento delle crypto crimequotazioni mentre quello relativo all’interesse generale è praticamente immutato: quindi l’attenzione settoriale non è calata.

Si segnalano infine da un lato la pubblicazione della guida ai cryptoasset dell’autorità finanziaria inglese, la FCA, rivolta agli operatori finanziari che vengono a contatto col perimetro crypto per necessità di domanda e offerta. In essa FCA, tra il resto, mette a disposizione una struttura dedicata agli attori per affrontare il fenomeno secondo linee guida ritenute opportune. In altro contesto viene evidenziato, da Ghost Security Group, una rediviva attività su Twitter da parte di Bank al-Ansar, la para-banca dell’ISIS da tempo silente e che si supponeva definitivamente sparita all’orizzonte per motivi contingenti. Sul tweet si invita al contributo alla causa mediante versamenti in cryptocurrency mediati su Telegram.

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