apple inizio della fine del modello?

Competitive Intelligence: Apple, Quanto Bacata è la Mela?

Di pochi giorni il comunicato di Apple circa il taglio delle previsioni sulle vendite dei propri smartphone. Conseguenze: putiferio di mercato e tempesta di analisi di intelligence finanziaria e competitive per cercare di capire fino a che punto la mela è bacata.

Le opinioni più sensate, per cercare di intuire la risposta, si pensa siano quelle che analizzano la questione sotto l’ottica del posizionamento del gigante americano in termini di innovazione ed affidabilità di prodotto.

Con riguardo il primo aspetto i dati indicano chiaramente che Apple, non solo con riguardo gli smartphone, è più di un decennio che lavora al traino, quando non in retromarcia. Essa è fautrice di innovazioni incrementali sui propri prodotti ma per quanto riguarda il soddisfacimento di bisogni non esistenti o non percepiti, e cioè le innovazioni radicali ed i nuovi sistemi e paradigmi tecnologici, è ferma ai primi anni del secolo.

A tale macro-categoria appartengono la progettazione e la messa in linea di iPhone, iPad e dell’ecosistema di riferimento (per i servizi connessi, primi tra i quali iTunes lato musica e App Store): dopo ciò il nulla.

Per un’azienda che ha l’astrazione di ‘futuro’ come uno dei punti di forza nella corrispondenza tra immagine trasmessa e immagine percepita (e recepita) dai consumatori, in un contesto di saturazione di tutti i settori di mercato in cui essa compete, l’impasse equivale ad un declino inesorabile.

A ciò si deve aggiungere un’innovazione incrementale lenta e molte volte qualitativamente peggiore e più cara dei competitor: Siri, iCloud, iTunes (su tutti i canali media), AppleTv, HomePod sono lontani dai rispettivi concorrenti, in quanto performance e servizi offerti. Essi costano, direttamente o indirettamente, sempre almeno il 30% in più.

Un ecosistema digitale avulso è competitivo se performante: le alte performance permesse dall’appartenenza giustificano un differenziale di prezzo ma quelle di Apple, attualmente, non giustificano niente. Anzi il più delle volte per trovare soluzioni soddisfacenti bisogna rivolgersi altrove, pagando quasi sempre di meno.

Il costo dei prodotti della società è il ponte per affrontare la seconda tematica di analisi, e cioè l’affidabilità. Un prezzo maggiore è percepito giustificato se si è presenza di innovazione e/o performance e/o affidabilità. Le prime due caratteristiche Apple le ha perse col tempo, la terza è sulla buona strada.

I segnali si evincono attraverso fatti di cui inspiegabilmente Apple è diventata protagonista. Esempi sono la class action intentata negli USA riguardo la tastiera dei MacBook o le punizioni inflitte per l’obsolescenza programmata dei device; la lentezza inspiegabile con cui intere classi di prodotti (MacMini per esempio) sono lasciate a se stesse per anni, nonostante quote di mercato non trascurabili; i bug di funzionamento e di sicurezza che impestano i diversi OS dei device, la cui messa in luce ormai è prevalentemente lasciata all’iniziativa di terzi esterni; la farraginosità dell’interazione tra le componenti dell’ecosistema; un servizio clienti, una volta fiore all’occhiello per competenza e prontezza, ed ora al livello di un qualsiasi call center con funzione di rimbalza-cliente.

In altre parole l’attuale Apple, oltre a non essere più fautore di rivoluzione innovativa, propone un ecosistema che niente ha a che fare con quanto esisteva anche solo dieci anni or sono in quanto tratti distintivi positivi di mercato: la sola cosa che rimane la stessa è il prezzo più alto che contraddistingue l’intera gamma, materiale o immateriale, rispetto alla concorrenza.

Si concorda quindi con chi pensa che le attuali previsioni negative riguardo la vendita di iPhone sia l’ultimo dei problemi di Cupertino e che i veri guai siano a venire. C’è da dire che nel 1997 la società arrivò ad essere in acque ben peggiori delle attuali e il rientro di Steve Jobs sistemò il tutto: erano però altri tempi, altre erano le cause del dissesto e, soprattutto, altre le carature dei personaggi coinvolti.

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