estonia e-residency 2.0

Competitive Intelligence: Estonia, E-Residency 2.0 Evoluzione e Ombre

Iniziamo l’anno con un occhio a quello che fanno gli altri in tema competitive strutturata, e cioè l’evoluzione del programma e-residency dell’Estonia. Di esso si è estimatori da prima che producesse effetti e, per questo, non si sono lesinate pubbliche critiche quando l’analisi di intelligence ha evidenziato lacune di trasparenza.

Alla fine dello scorso anno è stato pubblicato da parte del governo Estone un white paper in cui si descrivono i risultati raggiunti dall’iniziativa al 2018 e si delineano 49 linee guida di sviluppo. L’intento è quello di uscire dalla fase di start-up e consolidare il progetto sulla base dell’esperienza maturata ed i suggerimenti circostanziati recepiti dagli stessi estoni, siano essi semplici cittadini che appartenenti alle diverse élite socio-economiche e culturali del paese.

Per il passato il quadro fatto scaturire è un successo e, se si osservano i risultati evidenziati nel documento, non si può che essere d’accordo. La comunanza di opinione deriva sia dai numeri che, soprattutto, dalla funzione di strumento di soft power che il progetto ha rivestito dal punto di vista geopolitico e geoeconomico per il paese. Tuttavia le critiche in ambito economico rimangono.

Storicamente per la prima volta, nel white paper vengono indicati livelli di costi e ricavi del progetto, con una distribuzione grafica per anno. Essi però presentano due differenti valori per le poste al 2018: il primo, quello in forma grafica, cita come fonte Deloitte mentre il secondo, a lato e descrittivo, cita nessuno. Con riguardo Deloitte, che anche in passato è stata sempre richiamata dal management dell’iniziativa come oracolo di verità contabile del caso, essa ha mai pubblicato alcun documento su come i valori attribuiti al programma siano prodotti.

I numeri elaborati da Deloitte vengono indicati graficamente come costi e ricavi diretti, e la differenza è poco più di 6 eur mil, mentre quelli descrittivi segnalano benefici, valore aggiunto, complessivi per 10 eur mil: supponendo per logica che i 4 milioni di differenza siano la risultante di costi/ricavi indiretti essi a cosa sono dovuti? Chi e perché ne ha beneficiato in dare e avere? Precedenti analisi hanno evidenziato perplessità sulla trasparenza dei gestori tecnici e, trattandosi di dati sensibili (economici e non economici) di residenti esteri che vanno a fare business in Estonia, il tutto conduce all’incremento della perplessità stesse.

Questo anche perché Deloitte indica, nel documento e con la solita scarsa chiarezza quando il tema è e-residency, per il 2015 (2015 primo anno? chissà perché se il progetto origina nel 2012) un livello di costi diretti pari a circa 0,5 eur mil. Considerando anche la sola struttura tecnologica, pure in ottica incrementale e sotto sistemica, necessaria al programma l’esiguità in valore assoluto del dato lascia al minimo dubbiosi su chi e perché abbia finanziato effettivamente il tutto.

Quindi nulla da eccepire, come si ripete, per risultati netti, e cioè costi/benefici per il contribuente estone, ed indiretti, effetto geo-internazionale della politica del progetto: grossi dubbi invece permangono anche alla luce del white paper sulla trasparenza dello stesso lato origine del denaro.    

Passando al lato sviluppo prossimo venturo già circa un anno e mezzo fa si era aggiunto all’originale obiettivo ‘numero di e-residencer al 2025’ il numero di aziende che si punta a far aprire agli stessi entro il 2021. Questo perché ci si era accorti che, in definita, è la seconda entità che fa la differenza per il paese e non solo come valore aggiunto.

Di conseguenza i 49 suggerimenti per far maturare strutturalmente l’iniziativa seguono degli indirizzi generali precisi. Il primo, ripetuto in maniera quasi ossessiva, è quello di evitare che e-residency diventi un ricettacolo di attività legali con origine l’illegalità. Il secondo, coinvolgere gli e-residencer nello svolgersi dello sviluppo programmato per il paese: questo attraverso l’incremento delle relazioni, non solo di carattere economico, con il tessuto sociale estone, sia in patria che off-site in paesi ritenuti chiave. Infine aumentare la digitalizzazione strutturale, non esclusivamente dal lato servizi finanziari fin dall’inizio tallone d’Achille dell’iniziativa, coinvolgendo ulteriormente service digitali interni come volano di surplus.

Leave a Reply

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.