fake internet più della metà

SOCMINT: il Falso Internet è Più della Metà e Interagisce

Che il falso internet fosse cospicuo è acclarato: di meno la qualità del falso. Se l’ottica di osservazione è la quantità di traffico essa è fallace. Anche se le statistiche indicano che il traffico sta raggiungendo un’equa distribuzione, tra quella generato dagli umani e quello generato dai robot, tuttavia bisogna tenere conto il generato a fini business (indipendentemente se B2B o B2C, in altre parole con fonte IOT). Esso è già notevole e con il progredire di Industry 4.0 lo si prevede con una crescita esponenziale tale da relegare, in breve tempo, quello generato dagli umani a frazione ampiamente minoritaria (anche perché, già ora, in rete il numero dei robot supera quella degli umani).

Discorso diverso se si osserva la qualità del traffico. A fare questo ci pensa Max Read umano o robotsul New York Magazine che, con una gran bella analisi (da leggere), definisce il 2018 come l’anno dell’inversione di percezione. Approfondendo diverse tematiche (metriche, persone, contenuti eccetera) egli afferma che gli interlocutori robot hanno superato quelli umani e, quindi, subentra un problema cognitivo. In altre parole non si possiedono più parametri per percepire con chi si interagisce e, di conseguenza, ci si confronta con una realtà fittizia, costruita sulla base di AI predisposte per determinati finalità. Le finalità sono sempre e comunque figlie di un pregiudizio: mentre con gli umani si dialoga, e c’e qualche speranza di sintesi, far cambiare idea ad un robot è abbastanza arduo, se il suo unico compito è manipolare l’interlocutore. Sotto altro punto di vista l’autore sottolinea il fatto che comunque le AI sono di matrice umana e quindi, alla fine della fiera, potrebbe essere instillato il dubbio che eticamente il problema non si ponga. Benvenuti su Matrix, senza pillola rossa o blu per ora.

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