innovation intelligence e web 3.0

Innovation Intelligence: il passaggio al WEB 3.0, Blockchain, Smart Contract e Attrito

È opinione diffusa e condivisa che il passaggio al WEB 3.0 avrà nell’utilizzo del protocollo blockchain uno dei protagonisti. Le predizioni indicano una traslazione progressiva, non eclatante, in cui il focus passerà dall’attuale comunità (di utenti, clienti) gestita centralmente all’individuo.

Questo sarà reso possibile attraverso la decentralizzazione della rete e dei servizi per cui sarà il singolo ad essere un nodo, tra i tanti di pari livello, e teoricamente ciascuno avrà il potere di decidere le condizioni della propria presenza in rete ovvero dell’adesione ai servizi. Le condizioni, trasparenti e non mutabili perché affidate al registro blockchain, saranno regolate dall’osservanza reciproca di smart contact. La reciprocità è importante perché, facendo un caso di scuola con riferimento a Facebook, se si ipotizza un social network distribuito dove:

  • ogni utente è un nodo;
  • per l’adesione si sottoscrive uno smart contract;
  • il social distribuito dichiara le condizioni (di smart contract) di diffusione dei dati agli altri nodi;
  • ogni transazione di dati che riguardano il singolo utente è sul registro;

risulterà un po’ difficile al Facebook di domani vendersi i dati degli utenti senza che questi ne siano a conoscenza, come invece attualmente avviene.

Il modello evolutivo lo si è già osservato nella componete software. Negli anni ’90 dello scorso secolo il mercato era caratterizzato da player che vendevano prodotti ‘chiusi’ (si pensi a Microsoft con Windows o, ancora prima, IBM): ora tutto è open-source, e i player fanno fatturato quasi esclusivamente attraverso servizi in cloud.

Fino a qua l’evoluzione prevista sembra avere caratteristiche di positività (aumento della trasparenza, della velocità di negoziazione, del potere di controllo del singolo sulle condizioni negoziate), tuttavia essa implica un implementazione poderosa nell’automazione. Gli smart contract altro non sono che software robot i quali, una volta inizializzati, continuano a produrre i propri effetti teoricamente all’infinito, se i presupposti iniziali sono rispettati e le parti seguitano a condividerne gli effetti. La prospettiva però è foriera dell’acuirsi della problematica della mancanza di attrito.

In un sistema complesso quando ci si accorge che la mancanza di regole, naturale o indotta, arreca più danni che benefici si cerca di mitigare il caos e imporre delle limitazioni o, perlomeno, delle avvertenze d’uso. Esempio ne è il sistema del traffico stradale il quale è limitato da semafori, limiti di velocità e, in generale, dai codici. Essi (emanati centralmente) hanno il compito di aumentare l’attrito tra i nodi del sistema (automobilisti, pedoni eccetera) per ovviare alla mancanza di sicurezza che l’anarchia comportamentale, insita nel sistema non regolamentato, esprime.

Già ora la tendenza imperante dei player, nei contesti delle comunità centralizzate, è quella di eliminare l’attrito nell’utilizzo dei servizi da parte dei membri: il fine, mascherato dalla chimera della facilità d’uso, è quello di ottenere quanto più dati possibile dal singolo senza ostacoli. Gli assistenti vocali, gli IOT domotici ed industriali, le notifiche push e quant’altro senza dubbio interfacciano in via automatica uomo e device, facilitando la vita e l’ottenimento di maggior produttività. D’altra parte però diminuisce l’attrito tra uomo e macchina eliminando il controllo da parte del singolo. Quindi problemi di cybersec, di dipendenza da servizi, di fake news e, soprattutto, via libera alla sovrapproduzione di dati profilanti.

Se le predizioni circa l’evoluzione del WEB 3.0 si confermeranno, come il mercato sembra presagire, l’attrito una volta accettato lo smart contract cesserà di esistere. Se si pensa con quale attenzione attualmente vengono lette da ognuno le condizioni contrattuali, a monte della fornitura dei servizi centralizzati, questo può rivelarsi un problema che, pari pari, trasla in senso peggiorativo in un contesto di smart contract distribuito. In altra ottica le cose si complicano qualora un qualsiasi agente diventa nodo di rete, in quanto soddisfa le condizioni dello smart contract che la regola, ma la sua finalità è destabilizzante o manipolativa: se è vero che il contratto di base può imporre vinvoli di trasparenza nell’adesione è altrettanto vero che, già ora, molte sono le maniere per ovviare ad esse. Altra questione rilevante l’attrito può scaturire nel caso di una blockchain permissioned, ovvero chiusa a diversi livelli: come si riesce ad operare un controllo con fini, per esempio, di sicurezza nazionale, e cioè di tutti? A tale proposito ci stanno pensando i cinesi la cui Cyberspace Administration of China, prossimamente, emanerà regolamenti che obbligheranno l’identificazione dei nodi pena la chiusura delle società di gestione dei servizi in cloud basati su blockchain.

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