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AI, Intelligenza Artificiale: la UE affronta il Problema delle Definizioni e Indicatori di Mercato

AI ormai è il mantra quotidiano e, pur essendo disciplina risalente alla prima metà dello scorso secolo, la risonanza mediatica attuale induce la necessità di definizioni, di perimetri. Ciò non solo nell’ambito della semplice curiosità indotta nei non addetti ai lavori ma, soprattutto, a favore degli operatori dei diversi settori che si devono destreggiare nella tempesta informativa che si abbatte in ciascun mercato.

A dare una mano ci pensa la UE, attraverso il Gruppo ad Alto Livello di Esperti in Intelligenza Artificiale della Commissione, che la prossima settimana emanerà un documento con fini definitori. Il lavoro, molto breve e molto conciso, è anche utile e ben fatto perché pur non essendo rivolto agli specialisti non sconta pressapochismi tecnici. Con la stessa infornata documentale il medesimo gruppo propone anche una bozza di lavoro, indirizzata ai diversi stakeholder, per uno schema di sviluppo dell’intelligenza artificiale secondo linee guida di natura etica. In questo caso, invece, il documento sconta la volontà di essere per forza omnicomprensivo in una disciplina che, attualmente, non può essere compresa entro linee generalizzate.

La materia, in questa fase temporale, ha evidenziato sviluppi rapidi ed imprevisti che a fatica possono schematizzati anticipatamente: pur trattandosi di bozza e di proposta quello che risulta è un insieme di ovvietà, e di buoni propositi, che nulla aggiunge al dibattito etico attualmente in corso all’interno delle diverse sfaccettature in cui AI va a comporsi. La componente etica è sinonimo di bias algoritmico nell’apprendimento e i pregiudizi sono specifici e mutevoli per settore (dominio), come gli esempi fino ad ora accertati hanno dimostrato.

Dal lato mercato da evidenziare il report annuale di Stanford University, anche questo recentissimo, che riporta l’andamento dei trend di interesse relativi all’intelligenza artificiale nei vari settori commerciali e non, tutti naturalmente in crescita. Israele, stando alle ultime rilevazioni di IVC Research Center sulle start-up di settore, si sta dimostrando terra di intelligenza artificiale per ogni accezione di quest’ultima: la differenza con la Cina, altro campione, sta nella capacità di scrematura delle potenzialità già in fase di seed. Infine, per l’Italia, interessante il terzo capitolo del report edito a dicembre dall’Istituto per la Competitività, dove vengono messi in evidenza i rapporti (e le prospettive di crescita ed interazione) tra consumatori ed aziende nostrane nel contesto della customer relationship gestita da AI.

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