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Cryptocurrency: Banditi ed Analisi del Crollo

Si assiste in questi giorni all’ennesimo crollo del valore delle cryptocurrency: le motivazioni che spiegano l’accadimento sono diverse, convergono e si condividono. Le comunità di sviluppatori hanno dei limiti caratteriali tendenti all’alta litigiosità, con conseguenti fork e contro-fork che altro non fanno che indebolire l’affidabilità di settore; le ICO si scontrano con le diverse regolamentazioni sui titoli, e ciò influisce sulle cryptocurrency con cui vengono scambiate; tecnicamente, endemicamente, Bitcoin ed Etherum fanno sempre più fatica a smaltire in tempo utile e decente le transazioni.

C’è tuttavia un fattore fondamentale che influisce più di tutti sulla situazione: la presenza di banditi, argomento già ampiamente affrontato in precedenza. I banditi sono presenti in tutti i mercati ma qua hanno una connotazione particolarmente dannosa, e cioè sono personificati dagli attori, gli exchanger, che mettono in contatto il reale (valuta fiat) con il virtuale (cryptocurrency). L’ennesima conferma di quanto da tempo segnalato evidenzia che il problema non è chi ‘scappa con la cassa’, o la ruba, ma la manipolazione premeditata del prezzo che tutti gli exchanger, in via fraudolenta o meno, compiono. Anche in questo caso niente di nuovo, sennonché nel resto dei mercati finanziari la manipolazione del prezzo è attività controllata mentre nella cryptoeconomy no: da qui la falsificazione di tutto il contesto e la perdita di fiducia in un mercato che si rivela avariato.

Il problema è endemico. Le idee che si sono concretizzate e perfezionate con il paper di Satoshi Nakamoto, ormai dieci anni fa, avevano tutte alla base una rete peer2peer distribuita: la killer app fu il salto dell’intermediazione attraverso il ‘meccanismo perfetto’. Per la legge del contrappasso Bitcoin & Co., per come si sono sviluppate ora, sono destinate all’oblio proprio a causa degli intermediari. Se le problematiche del meccanismo sono ovviabili (lentezza, idiozia regnante nei gruppi di sviluppatori, eccetera) l’intermediazione tra il reale e virtuale non doveva esistere, almeno nella forma attuale degli exchanger: essi risultano i nuovi centralizzatori ed annullano nella realtà fattuale sia il peer2peer che la distribuzione. Se l’obiettivo è la coesistenza tra economia reale e cryptocurrency questo per ora è ‘il problema’ di cui non si vedono le soluzioni.

Questo ad ulteriore riprova che la tecnologia è neutra (il protocollo blockchain è la killer app di disruption in numerosi settori non-monetari, i primis quello finanziario) ed è la stupidità e l’avidità umana ad inficiare il tutto.

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