informativa periodica cryptocurrency

Financial Intelligence: Informativa Ciclica sulle Cryptocurrency

Ciclica dal mondo delle analisi di intelligence in ambito criptocurrency con fini illeciti. Si inizia con una ripresa dal precedente giro di news, di luglio, sottoponendo di nuovo all’attenzione il report del Parlamento Europeo sulle sfide che sono previste attendere il lavoro delle banche centrali in funzione del progredire del mercato delle cryptocurrency. Il lavoro sorprende, data provenienza ed i precedenti di contesto, per la lucidità con cui affronta sia il presente del mercato sia le possibilità di scenario. Fornisce una buona lettura dello stato dell’arte e di ciò che potrebbe essere con oggettività e senza mai cadere in pretenziosità sovra sistemiche. Esso consiglia (ed è improntato all’) umiltà intellettuale nell’approccio alle diverse problematiche dell’argomento, data la novità che caratterizza lo stesso, che difficilmente si riscontrano nei documenti di natura monetaria votati all’innovazione con provenienza le fonti Made in Bruxelles. Lettura consigliata. Per l’Italia si segnala l’audizione dei giorni scorsi del direttore dell’UIF al Senato che niente aggiunge a quanto osservato sempre in luglio con riferimento la relazione annuale dell’ufficio.

Dal lato Europa (e forse sulla scia di quanto detto sopra), il vertice dei ministri delle finanze a Vienna di inizio mese si è risolto con la volontà espressa di non intervento, per ora, con ulteriori regolamentazioni: il sentiment è quello di stare alla finestra verso fuori, osservando quanto succederà negli USA e verso l’interno, nei singoli stati, per poi valutare le best practise. Europol nel report annuale per il 2018, e cioè IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment), invece compie un chiaro salto di qualità in ambito di analisi rispetto al report del 2017. Le cryptocurrency, l’anno scorso appena ricordate, quest’anno diventano uno dei fattori criminali definiti di ‘cross-cutting’, e cioè traversali rispetto a tutte le tipologie di cybercrime. Di conseguenza ampia enfasi a tutte le tipologie di applicazione illecita, esempi (buoni perché ben spiegati) di essi e raccomandazioni di diversa tipologia con fini preventivi. Da contestualizzare, come al solito e come già rilevato in altre occasioni, il peso relativo che l’argomento possiede ad ora nello scenario quantitativo di insieme. 

Due studi, uno privato ed uno di matrice universitaria australiana, del primo semestre di quest’anno concordano nel concludere che sono minimali le transazioni attraverso exchanger finalizzate ad illeciti: ambedue sono anche d’accordo però nell’affermare che sfuggono a ogni controllo, compreso quello statistico, le transazioni peer-to-peer cioè quelle tra wallet posseduti e gestiti individualmente.     

La DEA nell’annuale riferito al 2017, dedica un capitolo all’utilizzo delle valute virtuali in ambito TCO’s (Transnational Criminal Organizations) con matrice i diversi cartelli. Lo schema di riferimento prevalente è quello del riciclo per cui società locali acquistano beni in Cina con proventi TCO: il fatto in evidenza è che i cinesi preferiscono farsi pagare in Bitcoin e, sotto altro punto di vista, i cartelli hanno iniziato ad utilizzare lo strumento per traferire denaro. L’analisi però sconta il ban delle cryptovalute in Cina a cavallo d’anno e la mancanza di dati quantitativi specifici di appoggio. Ad inizio mese la sottocommissione per il finanziamento al terrorismo ed alle attività illecite della Camera Usa ha sottoposto ad audizione esperti di settore circa l’utilizzo delle cryptocurrency nello specifico da parte dell’IS. Tra questi Rand ha messo on line la propria sui trend di evoluzione: l’analisi, di natura più economica che finanziaria, alla fine evidenza la possibilità (ma non la fattualità) per lo Stato Islamico di avvalersi di sistemi ‘informali’ di trasferimento (in cui inseriamo le cryptocurrency) in combutta con banche della regione: non vengono forniti né dati né evidenze. Più interessante il contributo di Center on Sanctions and Illicit Finance di FDD (Foundation for Defense of Democracies) che dichiara alla sottocommissione tre cose: la prima che il contante è preferito di gran lunga alle cryptocyrrency nelle zone operative IS, a causa delle evidenti difficoltà tecnologiche che ne caratterizzano l’utilizzo; la seconda, che il crowdfunding finalizzato al procacciamento di fondi per Daesh ha dato, dalle evidenze esistenti, esisti miseri; la terza (che chi scrive predica da quando si sono presentate all’orizzonte le cryptocurrency e che, per la prima volta, si riscontra portato alla luce da fonte con comprovata autorevolezza), è che bisogna porre attenzione alle strutture parallele di cryptoeconomy, a latere ed avulse dal sistema tradizionale, che i sistemi terroristici e la criminalità organizzata possono istituire per le regolazioni tra loro ed al loro interno.

Infine il Russian Federal Financial Monitoring Service ha indetto in agosto una gara di circa 3 mil euro per un sistema di tracciamento delle transazioni inerenti le cryptocurrency più scambiate.

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