geopolitca e l'innovazione della fiducia condivisa

La Geopolitica del Virtuale, la Fiducia e la CryptoEconomy

Una recente ‘opinion’ del NYT mette in evidenza come il concetto di geopolitica stia subendo delle modifiche potenziali ad opera di modelli di sviluppo aziendali basati sulla rete e sulla globalizzazione.

Avendo come punto di riferimento Airbnb, ed in breve, il ragionamento verte sul fatto (portando come ad esempio Ungheria ed Italia) che se da un lato i governi si incamminano lungo la strada dei nazionalismi dall’altro ai cittadini dei medesimi stati (che votano e sono governati dagli stessi governi) poco importa di ciò se, come risulta, essi rendono disponibile la propria fiducia verso un qualsiasi straniero che affitti le loro proprietà. Il medesimo discorso lo si potrebbe replicare, per esempio, a chi ci porta in giro con BlaBlaCar ovvero a chi ci vende i beni su Amazon o sul nostrano Subito: sono le piattaforme che determinano i parametri oggettivi di fiducia a cui aderire, non le nazioni o i governi.

Attenzione che non si parla di geoeconomia: la modellistica, partendo dalla ‘nazione’ Apple con una capitalizzazione superiore al PIL svizzero, in questo caso è già storia. Da una parte, dalle GAFA in giù, pensare che le diverse ‘internet companies’ siano armi economiche dei paesi in cui esse hanno nominalmente sede è anacronistico: è vero casomai il contrario, come il caso della web tax europea o dei rapporti dell’amministrazione Trump con Amazon dimostrano (anche se autorevoli analisi indigene tendono ancora a non prendere in considerazione l’evidenza, nelle visioni di insieme proposte). D’altro canto tutti, non solo i ‘big ones’, si fanno gli interessi propri e non certo quelli delle comunità sottostanti da cui traggono vita (Facebook docet). Quindi dal lato economico la scissione nazione, comunità ed azienda è ormai un dato storico anche in paesi, come la Cina, ad alto gradiente di ingerenza dello stato nei fatti aziendali.

In ambito geopolitico si ragiona, in questo caso, invece sui due lati di una stessa medaglia che sembrano contraddirsi: quello della fiducia politica espressa dai cittadini e quella fattuale dagli stessi. Ci sono dei casi in cui si ravvisa una potenziale coincidenza e sono le nazioni virtuali, di cui si è qui parlato non a caso: tuttavia essi sono per ora troppo esigui in quanto numero di adepti e conseguente potere coercitivo per essere un fattore geopolitico di rilevanza.

L’elemento innovativo sono quindi le comunità basate su modelli a fiducia condivisa, per adesso centralizzate e con origine profit, alla quali si prevede la cryptoeconomy potrà dare ulteriore impulso in termini di decentralizzazione e affidamento nelle componenti della fiducia stessa. In termini di analisi quotidiana, micro e macro, quindi è bene iniziare ad avere come riferimento i flussi dati che provengono dai big di settore per delineare le effettive predisposizioni e tendenze socio-economiche di determinati territori e delle loro componenti.

La foto del post è la copertina del libro di Alfredo Ramos Genes ‘La ética, el arte de ser feliz’

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