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Financial Intelligence: Situazione in Area Cryptocurrency

Periodico giro informativo con riguardo il mondo di Bitcoin & Co. in ottica di intelligence. Iniziamo dall’Italia dove UIF, l’Ufficio Informazioni Finanziarie di Banca d’Italia, uno dei servizi di financial intelligence più attivo del nostro paese, ha pubblicato il suo rapporto annuale accompagnato dalla relazione del suo direttore. In quest’ultima viene rilevato come le cryptocurrency siano state oggetto di 200 segnalazioni nel 2017 (su 93.820, 2,13%), nessuna risoltasi con fattispecie illecite sottostanti. La questione è talmente irrisoria, dal lato fattuale, che nessun cenno quantitativo ne viene fatto nel rapporto. Quindi solito warning prospettico a firma del direttore sulle potenzialità eventuali dello strumento dal lato criminale.

Apriamo una parentesi rivolta ai sapienti di diversa natura (tag: ttbsptc, ne abbiamo già parlato qui) che titolano sui media, social e no (Linkedin è un notevole collettore di questi curiosi personaggi), come le cryptocurrency siano il nuovo strumento della criminalità finanziaria: in Italia i dati dicono che non è così, leggetevi per lo meno le relazioni che citate nei post ed articoli perché, altrimenti, la distanza con l’essere produttori di fake si riduce.

Riprendiamo passando all’Europa dove un report di questi giorni, prodotto dal Parlamento Europeo, arriva sorprendentemente a conclusioni inclusive con riguardo Bitcoin e compagnia: tra il resto, che analizzeremo in altro momento perché interessante nel suo costrutto, viene affermato che considerarli semplicemente come uno strumento utile per il riciclaggio di denaro sporco è sbagliato; essi sono un [nuovo] strumento finanziario e come tale da considerare anche dal lato rischio.

Chipertrace, azienda californiana specializzata in financial intelligence in visione crypto-forensic, pubblica ai primi di luglio il suo AML Q2-2018 report. Il quantitativo da evidenziare sono cryptocurrency con controvalore di 750 mil USD rubate nei primi sei mesi del 2018 e i circa 60 di cui FBI ha ricevuto denuncia. Ambedue i valori si posizionano tra il doppio ed il triplo rispetto l’intero 2017 e si confermano a vicenda nella dinamica di crescita: quello che non è chiaro è il primo dato. Esso si riferisce all’intera attività illecita attinente il cybercrime (non solo i furti in senso stretto) ma non vengono citate né fonti né perimetro territoriale di misura: in tutti i casi se vero dimostra una crescita esponenziale di cui bisogna tenerne conto a livello di cybersec di settore.

Veniamo al marcio. L’11 luglio la Casa Bianca ha emanato un ordine esecutivo al DoJ per istituire una task force interdisciplinare riguardo l’integrità di mercato e le frodi ai consumatori: l’ambito generale sono i mercati finanziari e nello specifico anche le ‘digital currency fraud’. Sia DoJ che alcuni dei diversi organismi partecipanti alla task force si erano attivati, di loro e da tempo, per investigare e formulare delle vie conservative indirizzate al comportamento di alcuni operatori e strumenti di mercato (principalmente ICO e i crypto-indirizzi che si possono ricondurre a soggetti interessati da indagini AML/CFT). I fatti nuovi che hanno portato al primo intervento diretto di un’amministrazione presidenziale nella cryptoeconomy sono però due. L’ultimo, in ordine cronologico dell’altro ieri, è l’atto di accusa di tentata interferenza nelle elezioni verso 12 operativi russi: in esso risulta chiara l’evidenza dell’uso delle cryptocurrency per la regolazione dei pagamenti delle attività di hacking. Dal lato dell’analisi di intelligence non è la rivelazione dell’anno ma, comunque, è il primo precedente storico tangibile (se confermato) dell’utilizzo operativo della cryptoeconomy a livello statuale con fini strategici, in questo caso di destabilizzazione ed influenza.

Il primo accadimento scatenante invece risale al maggio di quest’anno ed è importante perché è conseguente alla convinzione, delle autorità, che vi sia stata manipolazione dei prezzi di mercato delle principali cryptocurrency. Se così fosse la questione interesserebbe un ampia pletora di truffati: la rilevanza sta nel disegno, il quale avrebbe preso forma attraverso ordini presso gli exchanger poi ritirati e non seguiti dall’esecuzione. Chiunque abbia lavorato in una sala cambi sa bene che, su larga scala, ciò è impossibile da realizzarsi senza la complicità degli operativi e degli operatori stessi. Siccome l’indagine coinvolge quasi tutti i maggiori exchanger l’epiteto di ‘marcio’ adoperato precedentemente e riferito al mercato è una gentilezza. Su questo blog l’ipotesi era affiorata ed affrontata già alla fine di marzo. Work in progress.

picture by Marco Melgranti   

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