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Social Media Intelligence e Guerra Economica: la Necessità del Controllo di Massa per la Cina

A seconda delle fonti è previsto che la Cina diventi la prima economica del mondo in un periodo compreso tra i prossimi quindici e vent’anni anni, e cioè dopodomani. Uno dei teatri che viene quasi mai messo in discussione, negli scenari che prevedono l’evento, è la non mutabilità del regime che pone in atto le politiche di sviluppo preventivate attraverso i diversi piani pluriennali che periodicamente elaborati; un altro (semi)assioma, conseguente, è che nessun dubbio assale gli analisti sul fatto che i piani ottengano il successo nei risultati, compreso il rispetto delle tempistiche. Le due convinzioni previsionali non sono frutto di bias ma sono dettate dai risultati positivi che la grande strategia messa in atto dalla Cina, al fine di vincere la guerra economica per diventare nei tempi la prima potenza economica globale, ha ottenuto da quando è stata concepita e, fino ad ora, dall’assenza di battute d’arresto. Variabili di teatro ed operative (problema delle isole del mare meridionale, Taiwan, il cambio fisso per fare alcuni esempi) ce ne sono ma esse non sono tali, o per lo meno non lo sono state ad ora, da intralciare il disegno globale: attualmente la configurazione vincente persiste.

socmint cinaAffinché il regime perpetui se stesso è necessario che la grande strategia abbia successo e, in un paese con 1,2 mld di persone, il controllo digitale sistematico di massa è fattore non rinunciabile. In altre parole una delle condizioni perché il contratto sociale che lega il regime con il popolo perduri è, appunto, il controllo digitale del popolo stesso per due motivi fondamentali: è la maniera più efficiente per reprimere i comportamenti (interni ed interni degli esterni) dannosi al realizzarsi del disegno e, inoltre, tra i comportamenti più deleteri vi è un fattore (né interno né esterno) ma intrinseco dello stesso regime, e cioè la corruzione pubblica che solo con il controllo digitale diffuso si è in grado di recepire capillarmente.

Di conseguenza, quando si leggono le varie analisi SOCMINT improntate al terrore del ‘big brother’ con riguardo la Cina, bisogna lasciare perdere i pregiudizi occidentali che imperversano nelle produzioni mediatiche per una serie di ragioni. Primo, gli obiettivi e la natura del paese in questione: non si sta parlando (con tutto il rispetto) di San Marino e neppure di un grande paese europeo ma di finalità e dimensioni che non hanno paragoni al mondo. Secondo, la natura dei cinesi è socialmente da una parte incline al farsi controllare e, dall’altra, ad utilizzare in via massiva tutto ciò che digitalmente è controllabile. Terzo, non ci sono alternative attuali alla realizzazione del contratto sociale in essere: il popolo aderendo fattivamente alle politiche di sviluppo che il regime realizza indica chiaramente di approvarle, tutti gli indicatori segnalano un miglioramento costante delle condizioni socio-economiche generali da molti anni ed il regime deve proteggere un sistema di sviluppo che senza dubbio funziona.

La controprova al ragionamento è l’India, l’unico paese paragonabile alla Cina per dimensioni (territoriali e soprattutto demografiche) e potenzialità di sviluppo, il quale con un contratto sociale di matrice occidentale fino ad ora è riuscito a mantenere nessuna delle aspettative.

Cercando di adottare la giusta prospettiva si capisce anche come la corsa cinese nel primeggiare nell’innovazione tecnologica non sia solo il frutto di un’accorta politica di investimento nazionale, riguardo i settori più competitivi in ottica futura, ma una necessità strutturale: gli strumenti e le infrastrutture necessarie all’intelligence più efficaci, ed a minor costo, li si hanno se vengono sviluppati programmaticamente in casa (oltre ad ottenere in questa maniera il ‘controllo del controllo’).

Quindi non c’è alternativa alla pervasività SOCMINT da grande fratello della Cina al suo interno, diritti (civili) digitali o meno: bisogna farsene una ragione tanto come per tutte le altre strategie operative che il paese sta mettendo, e metterà, in atto per vincere la guerra che si è imposto di vincere se gli avversari, come stanno facendo, glielo permetteranno.

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