cina e intelligenza artificiale

Intelligence Economica: l’Approccio Sistemico di Cina e Francia all’Intelligenza Artificiale

Un breve excursus a livello sistemico con riguardo gli investimenti in l’intelligenza artificiale di due realtà nazionali topiche, una fuori e una dentro UE. Lo scopo è sottolineare come all’estero viene approcciata la specificità e, di conseguenza, la struttura del supporto che i competitor alla ricerca ed all’innovazione italiana si trovano ad avere. Gli approfondimenti settoriali in progressione futura.

Iniziamo con la Francia: Emmanuel Macron il 31 marzo ha rilasciato una lunga intervista a Wired edizione USA sull’argomento. Tratti salienti: il paese investirà 1,5 mld di euro nei prossimi 5 anni nell’intelligenza artificiale che viene considerata il prossimo fattore di disruption tecnologico e sociale. I beneficiari saranno start up, centri di ricerca e data set ad utilizzazione condivisa. L’obiettivo è diventare il leader europeo in ambito AI in ottica di scia ad USA e Cina: la metodologia adottata la solita francese, e cioè un dirigismo condiviso che vada ad investire in primo luogo i settori ritenuti più sensibili a questo tipo di innovazione e poi, in cascata, gli altri. Da segnalare le esternazioni del Macron-pensiero, quindi la visione politica, in tema di privacy, etica, lavoro ed rapporti con i GAFA (Google Apple Facebook Amazon) connesse all’argomento.

La Cina, quando nel marzo 2016 il Comitato Centrale presentò il 13° piano di sviluppo quinquennale (2016/2020) stranamente non mise specificatamente AI negli obiettivi strategici di sviluppo connessi all’innovazione ritenuta, invece, strategica nel suo insieme. Il motivo lo si è capito quando, nel luglio dello scorso anno, è stato pubblicato il piano per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale da parte del Consiglio di Stato. Esso prevede strategicamente che AI sia un fattore di sviluppo trasversale rispetto a tutti gli altri settori innovativi e, quindi, tragga risorse da ognuno di essi, oltre che soggetto di evoluzione sociale per il paese. Gli obiettivi sono che entro il 2020 sia sanato il gap esistente in sviluppo e ricerca con le applicazioni (leggi i paesi) ritenti più progredite nel merito, entro il 2025 la Cina abbia ottenuto progressi tali da essere nelle condizioni, nel 2030, di assumere il ruolo il leader mondiale. La metodologia anche in questo caso, e con gli ovvi distinguo rispetto alla Francia, dirigistica con settori trainanti ma di imposizione al privato che, da quello che si osserva, da parte sua e ben contento di condividere i soldi e un obiettivo comunque ritenuto fondamentale per il primato nei diversi mercati. Le cifre messe in gioco sono esorbitanti: una per tutte lo stanziamento di 2,1 mld di USD per l’apertura di un centro ricerche dedicato a Pechino, a regime entro l’anno prossimo.

È logico che per le cifre vale la questione della proporzionalità tanto quanto l’ambizione, tipica delle due nazioni, nel primeggiare: questo però ha niente a che fare con le visioni prospettiche di supporto a ciò che si ritiene globalmente fondamentale per il proprio paese.

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