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Innovation Intelligence, Genetica: Attendibilità e Scientificità dei Test Commerciali per Determinare l’IQ

Nel settore retail della genetica sono comparsi sul mercato da circa sei mesi servizi che promettono, attraverso il sequenzionamento del genoma da campione biologico, la determinazione dell’IQ individuale: bisogna prestare attenzione.

Il warning non è di natura etica, ciascuno è libero di farsi sequenziale il DNA come preferisce a patto che la compliance di chi effettua le analisi sia chiara, ma di natura fattuale da lato risultati.

intelligence geneticaChiedendo in anticipo scusa ai genetisti per le inesattezze che si andranno a scrivere, riguardo la loro materia e non essendo del settore, la genetic intelligence si basa sommariamente su tre pilastri: la produzione di dati derivanti dal sequenzionamento del DNA, storici e della popolazione in essere, la business intelligence, attraverso cui i data scientist ricavano conoscenza dai dati di origine genetica. La conoscenza è frutto dell’interpolazione dei dati raccolti con la variazione delle caratteristiche genetiche riscontrabili per determinate popolazioni (in senso statistico del termine, ad esempio popolazioni di persone per territorio, malattia, attitudini, comportamenti, eccetera): in altre parole statisticamente si riscontra che chi possiede variazioni in determinati geni stocasticamente può essere parte di determinate popolazioni (e viceversa). Infine, terzo pilastro della genetic intelligence, l’intelligenza artificiale che, sulla base della conoscenza acquisita, permette analisi predittive, tramite algoritmi di computazione, sui possessori di determinate caratteristiche: quindi preditictive intelligence nei due sensi, si predice il comportamento dei possessori di variazioni o di una popolazione in base alle variazioni prevalenti, entrambi circoscritte ad un area specifica.

Se la genetic intelligence ha chiari risvolti in ambito bio-medico gli stessi lo sono un po’ meno, in quanto a chiarezza, in altri campi: ad esempio quello commerciale e quello sociale in cui si sorvola, spesso e volentieri, riguardo l’ottica della verificabilità scientifica di galileiana memoria. Tornando all’argomento del post, due società (di esempio, ma ce ne sono altre) con diverso imprinting, DNA.LANG, no profit statunitense con affiliazioni accademiche di rilievo, e Geneplaza, privata e belga, dichiarano di fornire attraverso un test del DNA la determinazione, con una certa approssimazione, del livello IQ individuale: da qua alla predizione se il proprio figlio sarà un genio, su cui vale la pena investire in istruzione, o nel merito un cretino (ovvero, potendone disporre, quale embrione fecondare) il passo è breve.

Il fatto è che tutto il circo della predizione, per ora a parità dei componenti di genetic intelligence, si basa sui ‘punteggi poligenici’: si è scoperto che la variazione di alcuni geni influenzano l’IQ, che è come dire che la variazione di altri geni in un DNA statisticamente possono predire, per esempio, il rischio di cancro alla prostata. I problemi sono:

  • i medesimi geni dell’IQ hanno tratti in comune con circa altri 2000 fenomenologie (malattie, abitudini, eccetera), quindi lungi dall’essere specifici;
  • la variabile genetica influisce sulla misura dell’IQ solo al massimo per il 10%;
  • non si tiene conto dei fattori culturali ed ambientali che contribuiscono a formare l’intelligenza, che non è solo un fattore di IQ.

Quindi scientificamente e statisticamente fuffa: questo non vuol dire che la strada intrapresa sia scorretta o che non si arrivi, attraverso il progredire qualitativo e quantitativo della genetic intelligence, a risultati significativi. Per adesso però essi non ci sono e chi li vende per tali senza avvertire (leggi adatte politiche di compliance aziendale ovvero informazioni acritiche, buttate nel giro dei media tanto per scrivere) fornisce un cattivo servizio. Per l’aspetto sociale si rimanda ad un prossimo post dedicato.

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