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Competitive Intelligence: Piccola Riflessione sull’Effettiva Funzione di Volano di Valore Aggiunto della Blockchain nelle Applicazioni Non Monetarie

Prendendo come spunto altrui considerazioni, già in precedenza citate, con riguardo la fondatezza dell’hype che si sta verificando con riferimento all’universo delle applicazioni blockchain, la ‘key phrase’ della questione è: quando l’adozione del protocollo si rivela un effettivo fattore di creazione di valore aggiunto rispetto all’esistente?

Con il fine di circoscrivere il discorso poniamo dei paletti al ragionamento: primo, tralasciamo il settore fintech (comprendendo in esso anche le applicazioni monetarie della blockchain): è un settore a parte che o nasce o trae ovvi vantaggi nell’applicazione del protocollo da ieri, e non da oggi o domani; secondo, lasciamo perdere coloro che ‘fanno il mercato’, perché hanno un potere contrattuale talmente elevato da imporre la propria volontà sull’intera filiera e sui relativi, e dipendenti, stakeholder: uno per tutti a titolo di esempio Maersk, già trattato in questi post. Nella stessa logica le adozioni dettate da necessità normative che per ora, a prova contraria, non sono comunque presenti; terzo, non consideriamo i settori pubblico e no-profit che per (anche in questo caso) ‘ovvie’ caratteristiche intrinseche dovrebbero, tanto quanto il fintech, in teoria essere in procinto di migrare armi e bagagli in massa su blockchain (anche se così non è, e non lo sarà prevedibilmente nel medio periodo in Italia); infine, ultimo paletto perimetrale, lasciamo perdere anche i professionisti: essi, almeno nel nostro paese, in quanto ad approccio all’innovazione e salvo casi eccezionali, individualmente vanno al traino di ciò che la clientela loro richiede e che, di solito, viene evidenziato a livello di macro-fenomeno rilevante dalle associazioni di categoria, con notevole gap temporale rispetto alle manifestazioni anticipatore o di prima adozione del fenomeno stesso.

Tolte le aree circoscritte rimangono le solite PMI manifatturiere e di servizi che, con abbondanza di argomentazioni statistiche facilmente reperibili sul web, costituiscono l’ossatura del paese secondo i diversi indicatori: dovrebbero essere quindi questi i clienti, il bacino di utenza principale e molto polposo, delle diverse applicazioni. Andando oltre la visione innovativa del paradigma tecnologico, indubbiamente affascinante ma di lungo periodo in quanto ad adozione strutturale (sul lungo periodo non solo siamo tutti morti ma, sopratutto, i conti economici si chiudono anno per anno a partire da quello in corso), perché una PMI dovrebbe adottare ora, o nei prossimi due anni, un’applicazione blockchain?

Prima risposta: attualmente la PMI ha in essere un sistema di gestione di determinate caratteristiche dell’informazione da sostituire. Risulta conveniente perciò acquistare un applicazione blockchain che tratta le medesime caratteristiche sicuramente in maniera più efficiente ed efficace, quindi con creazione di valore aggiunto rispetto all’esistente. Perfetto, ma quante sono le PMI in tale situazione?

Seconda risposta: se non per obsolescenza o imposizione di terzi, improvvisamente la PMI si accorge che le specifiche caratteristiche di gestione dell’informazione da parte della blockchain sono strategiche e decide di adottarla come protocollo. Anche qui perfetto ma, ancora, quante sono in tale situazione?

La convinzione è che la quantificazione di ambedue le risposte sia molto bassa e, comunque, talmente bassa da non giustificare il delirio in atto in tema di proposte di applicazioni, e/o di suggerimenti e/o messa in evidenza di applicazioni, che forse fanno la gioia di qualche ‘mi piace’ sui social, ma che sul piano sostanziale sono solo fuffa destinata ad estinguersi con la lettura dei diversi post.

Il cambiamento è prima di tutto culturale (si è sicuri che la trasparenza e l’immutabilità della transazione informativa sia il supremo bisogno anelato da tutti gli attori di determinati settori?) e poi di mercato, attraverso la percezione del bisogno da parte del cliente, ambedue fattori che per adesso non si riscontrano in ambito PMI. Si passa quindi al medio periodo, all’innesco del mutamento strutturale che, in assenza di imposizione, è opera di attori sovra-settoriali (associazioni di categoria, distretti, consorzi, reti di imprese, eccetera) che devono essere prima convinti e poi indotti a promuovere il bisogno presso gli stakeholder che li hanno a riferimento e, quindi, essere volano di valore aggiunto. Con il mutamento strutturale, in questa fase di sviluppo, la start up che traccia la mozzarella sulla blockchain (dall’erba che rumina la mucca al frigorifero di casa) ha per ora poco a che fare, molto probabilmente fallirà per mancanza di clientela e coloro che con ostinazione continuano ad esaltarla, rimbalzandola sui diversi media non per come effettivamente potrebbe aiutare il movimento della mozzarella ma come esempio di rivoluzione della filiera della mozzarella da adottare domani, esercitano solo cattiva informazione.

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