cryptoeconomy analisi di scenario

CryptoEconomy Intelligence: Scenario I Trimestre 2018

Si inizia, con questo post, un’analisi di sommario quanto meglio esaustiva della cryptoeconomy, di cui si spera mantenere la periodicità trimestrale.

A livello di contesto (quindi di ‘movimento’, di protocollo) iniziano, finalmente, ad apparire utili analisi di criticità la cui sensatezza si basa sulla concretezza dei trend a medio termine dell’innovazione blockchain, piuttosto che sulla becera contrapposizione con il mondo centralizzato, di cui quello basato sulle valute fiat è il più evidente. L’attenzione viene posta su fattori quali il contrasto tra l’aurea anarco-attivista-digitale che ha contraddistinto i primi ‘evangilazzatori’ del protocollo e l’area di massimo fattuale sviluppo dello stesso, e cioè la mera speculazione finanziaria; in quest’ambito l’analisi per cui ‘There’s zero evidence that features such as decentralization or structurelessness pose any kind of threat to capitalism.’, risultano estremamente utili, se ci si pone come riferimento per esempio l’evoluzione che la shared economy ha assunto nel suo maturarsi. Ponderare le effettive potenzialità della blockchain come fattore di sviluppo economico fanno ritenere che, in ottica di contesto, si è work in progress: molte le variabili in gioco, anche attinenti a determinati aspetti esaminati nel seguito, per cui si consiglia un dispendioso lavoro, in termini di risorse, di monitoraggio dei macro trend ma, soprattutto, dei rumor periferici (originati da soluzioni per lo più poco evidenti, ai margini del circuito) che con rapida metabolizzazione temporale possono dare delle svolte impensate.

cryptocurrecy crashrsDal lato valutario due fattori importanti, e dipendenti, sono accaduti nell’ultimo trimestre: il primo, la comparsa dei future sui bitcoin, il secondo, l’aumento del market cap delle principali altcoin. I future hanno aumentato la stabilità (in basso) del cambio btc/usd, in funzione principalmente dell’ancora maggiore influenza che HFT (High Frequency Trading) ha portato nelle contrattazioni (questo lo si può rilevare, oltre che dai fatti, anche dalla tipologia di fluttuazione a breve periodo del btc, su un candlestick a 1’/30′, prima e dopo l’inizializzazione dei Chicago future); sotto altro aspetto, l’aumento di importanza delle principali altcoin, a causa del crollo del btc, ha drenato liquidità dal mercato più transato favorendone la stabilità. L’idea è che, oltre alla correzione dei prezzi fisiologica, ci vorrà del tempo perché il cambio btc/usd possa anche solo intravedere i livelli di fine 2017: questo è un bene perché ci hanno guadagnato la stabilità del prezzo e l’ampiezza complessiva del mercato.

Con riguardo l’aspetto normativo la tenaglia si sta chiudendo: i principali autori sono la Cina, infografica paesi dove le cryptocurrency sono vietate e permesseil cui disegno di controllo sociale non può permettersi un attore valutario indipendente, e le autorità centrali governative, statunitensi in particolare, le quali con le stesse finalità cinesi (ma in clima maggiormente politically correct) non possono far crescere (anzitutto fiscalmente) un mostro al loro interno. L’unica via percorribile con l’attuate costrutto normativo è il ban ed il controllo degli intermediari, azioni che in queste pagine si erano già previste, che si stanno attuando e sulla cui convinzione di (in)utilità si è in buona compagnia. Si continuerà, per il conseguimento delle finalità, per questa strada infruttuosa ancora per molto tempo, con restrizioni sempre più coercitive quanto inefficaci, prima di addivenire a nuove forme di  controllo condiviso e collaborativo tra i due mondi. Sull’inefficacia, e su come questo particolare mercato tende a reagire, è istruttivo quanto sta succedendo in Puerto Rico.

Anche l’utilizzo con fini illeciti e di terrorismo della cryptoeconomy è stato qui ripetutamente affrontato: esiste sia nel mondo reale che tanto più nel versante digitale, è la norma in determinate azioni di cybercrime ma, tuttavia, quantitativamente è ancora molto limitato. L’ottica è di un progressivo sviluppo, quindi si raccomanda un lavoro preventivo: il problema vero è però di natura qualitativa. Saranno le nuove articolazioni, sopratutto non monetarie, in cui si svilupperà il mercato ad essere fonte di guai: per affrontare la guerra (difficile perché globale, fortemente asimmetrica, molto di nicchia ed estremamente tecnica) si necessita di capacità di predizione attualmente non riscontrabili negli apparati di intelligence pubblici e privati.

Infine l’aspetto dello sviluppo applicativo. In contesto statuale sono forse meno i paesi che non hanno in programma una loro cryptocurrency che quelli con un progettualità nel merito (dal Venezuela, in essere, alla Cina passando per l’Australia e la Svizzera). Il sociale si sta attivando in tempi rapidi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo: la Sierra Leone, per esempio, in questi giorni sta applicando il protocollo per le elezioni. Le ICO stanno diventando un’effettivo eccellente motore di liquidità per le nuove iniziative: con le dovute cautele del caso possono sono anche una buona forma investimento. Per rendersi conto delle applicazioni produttive è sufficiente googlare i termini adatti e si vedrà che sono pochi i settori che non fanno rima con blockchain e, altrettanto esigui, i comparti venture di diversa estrazione che si astengono dal metterci una zampa dentro. Sotto questo punto di vista il clima, per chi c’era, assomiglia molto a quello che si respirava prima della bolla dotcom. Sembrerebbero quindi tutte rose e fiori ma non è così: il mercato è ancora disarticolato e per le applicazioni vale, per ora, quanto detto per il contesto generale, quindi molta attenzione ai rumor periferici.

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