modello di riciclaggio delle cryptovalute

Finance Intelligence: Cryptocurrency e Modelli di Riciclaggio

In ambito di financial intelligence affrontare il riciclaggio in un contesto di cryptocurrency utilizzando le metodologie tradizionali è una chimera: tanto quanto la cryptoeconomy è un paradigma a se stante, rispetto a quanto esisteva prima e sotto i diversi punti di vista, così i collegati sviluppi, di cui uno è il riciclaggio, sono sconnessi con la fattualità che li ha preceduti. L’approccio prevalente con cui ancora oggi si affronta la tematica, che ricade nell’argomento di un post precedente e che è rinvenibile sugli scritti di molti, anche autorevoli, cultori della materia, deve essere rivisto sporcandosi le mani e partendo dal basso. Un buono e basilare metodo, utile allo scopo, è vedere se esistono modelli confermativi per quanto si dichiara.

In questo viene in aiuto uno studio pubblicato ad inizio anno da Center on Sanctions & Illecit Finance, di Fundation for Defence of Democracies, in collaborazione con Elliptic, con il fine ‘…to identify where individuals turn in order to cash out or transmit bitcoins (BTC) acquired from illicit entities and to discover typologies for criminals “laundering” bitcoins’.

Ricordando che il riciclaggio è il processo per cui denaro derivante da attività illecite viene ‘pulito’, e cioè immesso nel sistema finanziario come fosse derivante da attività lecite, e quindi non è il denaro ad essere ‘sporco’ ma l’attività da cui deriva che lo rende tale, lo studio evidenzia che per le cryptocurrency con origine illecita il processo si concretizza in due modi: il primo attraverso una trasformazione in altra cryptocurrency (anche del medesimo protocollo), e quindi con l’intento di celare la traccia informatica di origine; la seconda, attraverso la trasformazione in valuta fiat.

Dati i flussi espressi dal modello essi, al fine dell’intercettazione, sono completamente scollegati dal sistema dei controllo attuale: questo perché le quantità sottoposte a pulizia possono stare per un tempo indefinito (od allo allo scopo definito) all’interno dell’ecosistema della cryptoeconomy che è completamente avulso dal sistema di controllo centralizzato, su cui si basa l’antiriciclaggio attualmente concepito; non solo, ma più tempo si ha a disposizione e maggiori sono le possibilità di attuare politiche di offuscamento, diversamente articolate, dell’ammontare. Se questo è intuibile per i flussi di cryptocurrency soggetti a trasformazione, per gli exchanger, che sono i player di mercato più importanti nella trasformazione in valuta fiat, il discorso è tale e quale: con le dovute eccezioni, di cui si dirà in prossime analisi, fino al momento del trasferimento del denaro da un account presso un exchanger ad un conto bancario non vi è alcun obbligo di verifica, seppur minima, di identità. Questo vale anche se nell’account presso l’exchanger è presente valuta fiat derivante da un normale cambio con cryptocurrency (di origine illecita e non).

Quindi dal modello elaborato dallo studio sui flussi di cryptocurrency di origine illecita, che specifica i player di mercato che meglio si prestano a rendere possibile il riciclaggio, si può arrivare ad una sintesi più generale per affermare che fino a quando il denaro di matrice illecita (cryptocurrency o valuta fiat) origina e rimane all’interno dell’ecosistema della cryptoeconomy esso è non intercettatile dall’attuale sistema AML/CFT. Tale linea di pensiero per altro la si può estrapolare anche dalle raccomandazioni scaturite dall’assemblea plenaria FATF, di pochi giorni fa, in merito alle cryptocurrency. Corollario a tale affermazione è che quanti continuano imperterriti ad invocare l’applicazione delle normative esistenti ai fenomeni della cryptoeconomy monetaria forse, in maniera quanto più gentile possibile ed al minimo, dovrebbero seriamente prendere in considerazione l’ipotesi di un time-out meditativo.

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