geopolitica dei visti e geoeconomia del nomadismo dei ricercatori

Influenza della Geopolitica dei Visti e Geoeconomia del Nomadismo della Ricerca Scientifica

Una visione di come la geopolitica è modellata sotto l’ottica della reciprocità delle formalità doganali (i visti), richieste nel passaggio delle persone da un paese all’altro, e fornito da uno studio del gennaio 2016 effettuato da tre ricercatori iraniani ed un belga. Considerando un network composto da 222 nodi, rappresentanti i paesi del mondo, e dai collegamenti tra di essi, in funzione del fatto che esista reciprocità di necessità di visto non vicendevole, la prima risultante è che circa 5000 connessioni sono a due vie e 10.000 ad una via. Le connessioni possono essere raggruppate in quattro grandi aree, occidentale, est-europea e medio orientale, africana ed asiatica dove però non sempre la vicinanza territoriale è fattore di assenza o presenza di visto: il caso emblematico è la zona est-europea e medio orientale accumunate, di fatto, dalla Turchia che riveste il ruolo di trait d’union territoriale. Infine paesi come Iran e Sudan sono visti, nell’ottica del network analizzato, praticamente isolati dal resto del mondo mentre la Cina viene configurato come un cluster a se, dati i limiti imposti internamente ai viaggi esteri.

L’utile risorsa OSINT per l’aggiornamento in real time di rank e articolazione dei visti relativamente a qualsiasi paese del mondo è presente a questo link.

flussi dei ricercatori scientifici attraverso i paesiSotto altro punto di vista il nomadismo è affrontato, in una ricerca dell’ottobre 2017 pubblicata su Nature ad opera da Cassidy R. Sigimoto associato in centri di ricerca statunitensi e olandesi, osservando i flussi che si ricavano dalla pubblicazione dei paper scientifici. Sigimoto ha analizzato tutti i paper dal 2008 al 2015 di ricercatori con almeno otto pubblicazioni all’attivo presenti in ‘Web of Science’: il fattore chiave utilizzato è stato il ‘paese di riferimento’, in cui si è verifica la prima pubblicazione e quindi l’origine scientifica dell’autore, in maniera da poterne tracciare le caratteristiche di nomadismo. Le macro risultanze sono che il 4% dei ricercatori è mobile (circa 600.000 individui): di questi il 27% non ha più contatti con il paese di affiliazione, dopo la prima pubblicazione, mentre il resto, 73% possono definirsi ‘viaggiatori’; gli hub per la ricerca globale risultano Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Canada e Germania mentre quelli di maggior qualità, misurata dai punteggi ottenuti dai lavori, sono Stati Uniti, Canada e paesi del Nord Europa.

L’analisi di intelligence congiunta dei due lavori porta a concludere come adottare una geopolitica mirata, attraverso una politica di visti ragionata per qualità scientifica e culturale dei permessi, porti a vantaggi economici strutturali non indifferenti in termini di ricerca prodotta per quantità e qualità.

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