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CryptoEconomy Intelligence, DAICO una Risposta del Mercato alle Truffe ICO (ICO Scam)

Come si è visto le ICO sono un buon veicolo di raccolta del denaro: questo vale per le PMI e tanto più per le start-up, attori con caratteristiche strutturali tali da ostacolarne lo sviluppo (soprattutto in ambito italiano) quali, per esempio, l’essere invisi ai tradizionali canali bancari del credito e avere scarsa reputazione, o limitati mezzi per crearsela, finalizzata alla raccolta alternativa di quanto necessitano.

Sotto altro punto di vista le ICO, essendo creature dell’ingegno appartenenti in toto alla cryptoeconomy, sono ad alto rischio per gli investitori i quali hanno solamente i propri mezzi, e non un’autorità centrale, per controllare se l’investimento proposto è una truffa o meno.

A questo problema cerca di venire meno autonomamente la comunità della cryptoeconomy partendo, come riportato da Cointelegraph, da un’idea, DAICO, di Vitalik Buterin colui che ha ideato il protocollo Etherum. La normale struttura ICO nello smart contratct di base viene implementata come segue:

  • alla fine del periodo di crowdsale non è più permessa la vendita di token nuovi, ma solo la commercializzazione dei quelli esistenti;
  • l’accesso ai fondi raccolti con la vendita dei token, da parte degli sviluppatori del progetto, non è libera ma soggetta, per step prestabiliti nella quantità, alla volontà espressa dalla maggioranza dei detentori dei token in base allo stato di sviluppo del progetto. In questa maniera nessuno può scappare con la cassa perché essa è indisponibile al furto: se lo stadio è reputato non raggiunto dalla maggioranza i token si autodistruggono e la quantità di cryptocurrency utilizzata per l’acquisto restituita.

La soluzione, che scala di livello di complessità in quanto l’intera crypto-struttura diventa un DAO (e cioè un’organizzazione autonoma decentrata, da qui il nome DAICO, DAO+ICO), ovvia anche al problema di sicurezza di un attacco al controllo del 51% dei nodi, finalizzato al furto dei token attraverso indirizzamento a terza parte: al massimo l’attacco può indirizzare una quantità pari allo step prefissato.

I principali problemi della soluzione per ora sono tre. Il primo, gli sviluppatori in fase di crownsale acquistano il 51% dei token, con la conseguente possibilità di pilotaggio reiterato delle votazioni: quindi truffa ideata ai danni del 49%. La percentuale effettiva di pilotaggio può realisticamente essere anche minore di quelle indicata come ipotesi di scuola; il secondo, il parametro precostituito di confronto per il rilascio dello step è il valore del token, che può non riflettere l’effettivo stadio di sviluppo del prodotto sottostante, o può non essere messo esattamente in relazione con esso dagli investitori che votano; tre, la variazione dei prezzi della cryptoecurrency utilizzata per l’acquisto dei token è tale che può essere conveniente distruggere i token se il prezzo si abbassa troppo, e la paura di perdere ulteriormente è alto nonostante il prodotto rispetti lo sviluppo ovvero, all’inverso, esso si alza fino ad un livello per cui conviene trarre profitto dalla speculazione, quindi farsi rimborsare la cryptocurrency e cambiarla in valuta fiat, indipendentemente dallo sviluppo raggiunto dal prodotto.

The Abyss è per ora la prima piattaforma che adotta il modello: il sito istituzionale, molto ricco di contenuti, ne spiega l’articolazione con dovizia di particolari.

credit: image by freepik.com

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