la resa di apple sulla privacy in cina

La Comunicazione Strategica di Apple sulla Privacy degli Utenti e l’Ipocrisia dell’Inchino di Tim Cook alla Cina

La tutela della privacy dei clienti, dei device e dei servizi è sempre stata per Apple punto di forza di comunicazione strategica e, di conseguenza, featuring primario di brand e prodotto. Nel 2015 in un’intervista a NPR Tim Cook, a capo del big-one di Cupertino (nella pratica) da prima Steve Jobs morisse, affermo che la privacy è un diritto umano fondamentale dal punto di vista dei valori, non dal punto di vista dell’interesse commerciale: le cinque pagine con cui Apple codifica strategicamente il Tim Cook-pensiero nel proprio sito istituzionale, riguardo l’argomento, rendono abbastanza bene l’idea.

Il concetto di ‘valore’ può assumere diverse connotazioni e, nell’accezione commerciale, è da rilevare che per Apple la Cina è il terzo mercato per entrate complessive, con buone prospettive di crescita: la decisione di consolidare e aumentare la penetrazione in questo mercato evidentemente giustificano lo stravolgimento fattuale delle dichiarazioni di Tim Cook di appena due anni e mezzo fa. Venendo a patti con la normativa cinese in materia di controllo e sicurezza della rete Apple ha siglato un accordo con GCBD, società cinese, per la gestione dei propri data server in Cina la quale, dal 28 febbraio, avrà pieno accesso ai dati dei clienti Apple (ICloud e tutto il resto) riguardanti il paese.

Apple è una società profit, quindi ha tutto il diritto di perseguire quello che strategicamente ritiene ’l’interesse economico’ suo e degli azionisti, tanto quanto la Cina ha tutto il diritto, a casa propria, di perseguire quelli che ritiene i propri interessi strategici di cyber sovranità. Ciò che stride è la comunicazione strategica di Apple nell’affrontare l’argomento.

In primo luogo appare chiaro come i sani principi sbandierati da Tim Cook non più di 26 mesi fa siano adesso fuffa auto-sconfessata: ci può stare, tempi, mercati e necessità evolvono, ma continuare a mantenere le cinque pagine istituzionali dedicate nel sito tali e quali ha il sapore di presa in giro verso i clienti. Secondo, la giustificazione ufficiale da parte di Apple alla questione GCBD (di proprietà del governo locale della provincia del Guizhou) è stata che l’accordo vieta a quest’ultima di avere accesso ai dati personali dei clienti: se anche fosse, questo preserva Apple non i suoi clienti. La nuova normativa cinese sulla cybersec prevede che le aziende cinesi debbano mettere in comune con le autorità, a semplice richiesta, qualsiasi dato in loro possesso, motivo per cui i server dei servizi cloud devono essere, appunto, posizionati nel territorio della Cina continentale; quindi comunicazione fuorviante, che non riflette la realtà, considera i destinatari degli idioti che vivono su Marte e che, puntualmente, è stata messa negativamente in luce da più parti sia per i contenuti che per l’ipocrisia inerente il pregresso.

Considerando la struttura della comunicazione di Cupertino, ed i relativi budget, alla vicenda poteva e doveva essere dedicata maggiore attenzione in ottica strategica.

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