supply-chain illecite nel dark-web

Dark-Web Intelligence, Analisi della Supply-Chain nel Commercio della Droga ed Individuazione dell’Anello Debole: ‘the Last-Mile’

Per analizzare, e capire, le reali strutture delle supply-chain che originano dai marketplace presenti nel dark-web è d’aiuto un recente lavoro che sarà presentato il prossimo aprile a Lione, in Francia, a ‘The Web Conference’. Si è già osservato come le dinamiche pongano in evidenza il ruolo chiave dei vendor, piuttosto dei marketplace, in quanto è in essi che nel dark-web il cliente finale pone fiducia sull’effettiva consegna del prodotto.

Il paper presentato dai ricercatori dell’Oxford Internet Institute è centrato sull’analisi del mercato degli oppiacei e della cocaina, partendo dai dati delle transazioni dello 2017 sui quattro maggiori mercati presenti sul dark-web. Dato che il 70% delle transazioni di questi stupefacenti sui marketplace sono attribuibili a Stati Uniti, Germania, Olanda ed Australia si evidenzia come per territorio:

  • per la cocaina vendor e consumatori coincidano, per gli oppiacei no;
  • per entrambi i mercati i vendor siano posizionati nei medesimi luoghi;
  • il luogo di produzione non influenza la distribuzione.

Ne consegue che basandosi sui dati empirici di rilevazione il modello dimostra:

  • che le strutture di cryptomarket non stanno sostituendo per ora quelle di approvvigionamento consolidate, quindi non si sta avvenendo la disintermediazione che ha caratterizzato altri mercati, legali o meno;
  • c’è un riconfigurazione della distribuzione al dettaglio, per specifici paesi, che evidentemente comporta meno rischi per tutti, vendor e clienti nel momento del delivery, e cioè entro il last-mile.

Ora partendo dall’assunto che, con minimale accortezza digitale applicata ed in generale, il tracking/tracing dell’ordine e del pagamento è difficile fornisca risultati appaganti in termini investigativi, è logico aspettarsi che le maggiori soddisfazioni maturino scardinando a ritroso la componente ‘fisica’ del processo. In altre parole si suppone che l’anello debole consista nella consegna e, attraverso la ricostruzione dell’ultimo miglio, si arrivi al vendor. Così però non succede e, per quanto empirici, i modelli per ora dimostrano questo. Perché?

Una risposta inerente il mercato inglese la fornisce BBC, evidenziando come policy afferenti e deferenti Royal Mail per affrontare il problema semplicemente non esistono: nel contempo si porta l’esempio della Nuova Zelanda dove le policy esistono e hanno dato risultati.

Allo stato dell’arte piattaforme anonime di delivery non sono presenti, e considerando la complessità della loro eventuale strutturazione è molto difficile mai lo saranno, quindi i canali di copertura dell’ultimo miglio rimarranno sempre i medesimi; la logica applicata dai vendor in dark-web è la medesima che caratterizza le grandi spedizioni di merce illecita, e cioè statisticamente si sacrifica, volutamente o meno, 1/n spedizioni al lavoro investigativo delle diverse autorità: il costo del sacrificio è risibile a fronte della marginalità complessiva prodotta dal traffico; rispetto però la distribuzione all’ingrosso l’attenzionamento dell’anello debole, strutturata da opportune policy digitali di ‘the last-mile’ dei marketplace, in dark-web potrebbe dare buoni risultati: la vicenda Silk Road insegna.

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