evoluzione della guerra economica nell' artico

Artico: Le Cause della Guerra Economica

Lo sviluppo delle direttrici geopolitiche e geo economiche che caratterizzano la guerra economica in corso per la supremazia nell’artico traggono origine dell’evoluzione del clima. Prendendo spunto dall’analisi in tre parti effettuata da Bloomberg nel corso del 2017, il cambiamento climatico ha comportato, e comporterà, per l’area nord polare due conseguenze di carattere innovativo: la prima, l’apertura di nuove rotte navali commerciali; la seconda, la disponibilità allo sfruttamento di risorse naturali precedentamente di impossibile raggiungimento.

Il riscaldamento nelle regioni polari ha un effetto amplificato a causa della maggiore rifrazione del ghiaccio rispetto all’acqua: a parità di innalzamento della temperatura i ghiacci si sciolgono e la capacità di rifrazione complessiva diminuisce, generalmente e localmente, innescando un loop. Il tutto si traduce in più acqua navigabile e più terre emerse (ed acque libere dai ghiacci) dalle quali poter estrarre. 

intelligence economica articoDal punto di vista economico-commerciale il macro fattore rilevante è l’accorciamento del 40% del tempo di percorrenza delle merci attraverso la rotta transpolare, rispetto alle attuali direttrici ovest/est che vedono nell’istmo di Suez lo snodo centrale. Gli scenari indicano che nei prossimi 20 anni la rotta nord/est, in area di influenza russa, sarà di sempre maggiore agevole percorrenza; essa è già utilizzabile attraverso la flotta dei rompighiaccio della federazione, la maggiore al mondo per numero e tonnellaggio, ed il paese la sta attrezzando dal punto di vista infrastrutturale per renderla qualitativamente appetitile alle diverse categorie merceologiche. Sotto il profilo economico-produttivo la rilevanza è energetica, considerando che il sottosuolo artico contiene, secondo le ipotesi in essere, più di un quinto del degli idrocarburi e del gas ancora globalmente non scoperti; a cascata vengono gli sfruttamenti derivati dall’ottenimento dell’energia in loco come per esempio la pesca, le terre rare e, di conseguenza, le reti infrastrutturali e logistiche di appoggio.

consiglio articoPoliticamente la situazione è singolare. Dal 1991 esiste, su iniziativa della Finlandia, il Consiglio Artico che si formalizzo nel 1996: esso raggruppa 8 dei 9 stati che si affacciano sul Polo Nord ed i rappresentanti delle popolazioni indigene. Nato con intenti ambientali si è trasformato di fatto, nel tempo, in un ente sovra governativo per la gestione degli affari regionali: molto chiuso nel nucleo originario (il Regno Unito pur affacciandosi all’artico non mai ottenuto lo status di membro) ha tuttavia funzionato molto bene nella gestione progressiva, ormai pluridecennale, del territorio e delle tensioni che via via si sono venute a creare.

Il potenziale conflittuale trae origine dall’accadimento non frequente per cui, per cause climatiche cicliche o antropiche che siano, si sta creando abbastanza rapidamente un nuovo continente, con nuove potenzialità e motivo di nuove mire espansionistiche, prima economicamente non giustificabili. In prima linea la Russia che forte da una parte della maggiore territorialità posseduta e, dall’altra, dei soliti contorni mitologici/populisti con cui confeziona tutte le sue visioni di espansione pseudo imperiale, adotta una politica duale: di conciliante pragmaticità all’interno del Consiglio ed estremamente aggressiva in termini di investimenti e militarizzazione territoriale. Il secondo attore che si sta rivelando fondamentale è la Cina, osservatore permanente del Consiglio, primo finanziatore della Russia nei progetti di investimento, che non ha esitato a modificare in corso d’opera il progetto epocale ‘One Belt One Road’ facendoci rientrare l’artico: essa ha dichiarato l’intenzione di diventare potenza polare (a nord ed a sud del globo) e ha in corso accordi bilaterali a questo scopo finalizzati con tutti i paesi membri del Consiglio. A latere una serie di paesi, osservatori permanenti del Consiglio o meno, che premono per avere una parte della torta.

Sia le analisi a largo respiro che quelle in ottica militare concordano sul fatto che l’espansione artica sia fattore irrinunciabile per la Russia e, nel contempo, essa non possa attuarsi senza una collaborazione tra tutte le parti che conduca a status quo sempre nuovi e progressivi con riguardo attori ed accordi: se l’escalation militare è vista, per diverse ragioni, come eventualità estremamente remota il conflitto economico, l’unico percorribile per l’ottenimento degli obiettivi, darà luogo a scenari, alleanze e prese di posizione in continua evoluzione.

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