intelligence predittiva

Intelligence Predittiva: l’ Assenza delle Distopie Sociali nell’Ultima Stagione di Black Mirror

Fin dalla prima stagione Black Mirror è stata qualcosa in più di una serie di fantascienza: alcuni episodi sono serviti infatti come modello, pietra di paragone, su cui basare confronti mediatici, o personali o professionali, con riguardo possibili scenari distopici indotti dal progredire della tecnologia.

Oltre all’estrema cura della realizzazione, la ricercatezza delle regie e delle sceneggiature, l’abilità della produzione nel fare dell’antologia televisiva un successo mondiale è stato proprio quella di proporre in molti episodi spunti di riflessione, con diverse angolature, sugli aspetti negativi del ‘come potrebbe essere’ il tecnologicamente immaginato, sopratutto in ottica sociale.

Alcuni suggerimenti indotti da Black Mirror nelle precedenti stagioni hanno preso nel tempo addirittura corpo: a titolo di esempio, difficile non avvicinare ‘The Valdo Moment’ (‘Vota Valdo’) con la struttura mediatica degli attuali candidati, degli eletti e delle loro campagne, oppure ‘Nosedive’ (‘Caduta Libera’) con quanto stanno disponendo i cinesi rispetto al loro sistema sociale del credito.

Nella quarta stagione invece la musica cambia e le distopie cessano di esistere. L’innovazione tecnologica è mai pervasiva, ed è quasi sempre invece presente a livello di semplice gadget: essa è rappresentata con positività o neutralità e la negatività, quando c’è, dipende esclusivamente dalla volontà dei singoli. Eccetto ‘MetalHead’, forse il migliore episodio, dove è evidente lo scenario distopico (ma di contesto, non causato da una deviazione comportamentale collettiva), in tutti gli altri capitoli si guarda una serie fantascientifica, sempre estremamente curata, in cui una tecnologia viene impiegata verso il bene o verso il male a discrezione individuale.

Il NewYorker, nella sua recensione, attinge al termine ‘cacotopia’ per descrivere il nuovo corso assunto dalla serie, quindi un accezione di deviazione morale della distopia a cui invece si riserva la specifica di deviazione imposta politicamente: la terminologia è da condividere ma ciò che differenzia l’ultima stagione di Black Mirror è la mancanza di qualsiasi condivisione collettiva, anche parziale, di deviazione. Sempre e comunque da vedere, anche se con aspettative non corrisposte.

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