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Fintech: la Desolazione Italiana del Settore Bancario

Con riguardo fintech Banca d’Italia ha pubblicato, questo mese, i risultati di un’indagine conoscitiva svolta nel 2017 con riguardo l’approccio del sistema bancario nazionale al fenomeno. Oltre i numeri, consultabili, lo scenario complessivo che se ne ricava lascia, al minimo, perplessi.

Iniziando dall’esiguità dell’importo degli investimenti dedicato, complessivi e off-house, e finendo con la significativa relatività strategica data alle diverse funzioni che di fintech si occupano all’interno della maggioranza degli istituti, deducibile dai loro riferimenti di management, il quadro sintetico che si estrapola è che, per il sistema bancario italiano, fintech è sinonimo di riduzione di costi fissi. L’investimento in innovazione competitiva sembra appartenere ad altre galassie e non devono trarre in inganno gli investimenti in piattaforme automatizzate di pagamenti, la parte più cospicua di impiego dei fondi: esse sono ormai una preistoria tecnologica a cui non si può rinunciare se si è in possesso di un minimo di lucidità di mercato.

Le motivazioni addotte a tale situazione lasciano parimenti basiti; è chiaro che mancanza di chiarezza di quadro normativo, mercato non delineato, cybersec, mancanza di soluzioni sono scuse per non investire in un contesto di redditualità protetta in cui il costo della marginazione è molto inferiore se deriva solo dall’abbattimento delle componenti fisse negative di reddito. Se così non fosse non si spiegherebbe perché in paesi in cui il protezionismo non esiste (India), o esiste per essere funzionale al sistema (Germania, Svizzera, Regno Unito…), gli investimenti in fintech competitiva sono l’essenza del settore. Con tale panorama bene fa, una volta tanto, BdI a porre il problema prospettico di impatto sistemico degli OTT (Over The Top) player (e cioè dei player che operano trasversalmente in rete, tipicamente i ‘big ones’ Apple, Google, Facebook, Amazon ma non solo): essi sono i principali fautori dell’innovazione tecnologica finanziaria e le conseguenze di mercato con il loro ipotetico ingresso, in qualità di intermediari, si possono facilmente intuire.

Due curiosità per terminare e definire la desolazione: di 283 iniziative fintech di banche italiane 2 sono sulle cryptocurrency ed 8 su smart contract. Ogni ulteriore commento è superfluo.

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