terrorismo e sigarette

Terrorismo e Sigarette

Il legame tra terrorismo e sigarette emerge intuitivamente se si pensa al contrabbando come fonte di finanziamento. In un’analisi dell’inizio 2016 il francese CAT, Centre d’Analyse du Terrorisme, pose l’accento su come contrabbando e vendita di prodotti contraffatti costituissero da un lato flussi importanti di denaro per le organizzazioni terroristiche e, dall’altro, uno dei principali anelli di congiunzione con la criminalità. Storicamente ognuna con le proprie specializzazioni in fatto di beni trattati, le organizzazione si servono dei profitti derivanti da queste attività sia per il finanziamento primario, della casa madre, sia come fonte di approvvigionamento per le cellule remote: i costi coperti sono tanto quelli definiti diretti, necessari alla preparazione e all’esecuzione delle azioni operative, quanto quelli indiretti, molto più consistenti e necessari alla sopravvivenza dell’intera struttura.

In questo contesto l’analisi di CAT attribuì rilevanza, tra il resto, al contrabbando di sigarette: l’argomento è stato ripreso recentemente in termini generali da Addyiar, agenzia di stampa libanese, e da Al Arabiya con focus territoriale sul Sahel e Magreb. Le due analisi concordano e confermano nell’indicare le sigarette, non solo contrabbandate ma anche contraffatte, come redditizio veicolo di funding per l’attività terroristica a copertura soprattutto di quelli che prima si sono definiti i costi indiretti di settore.

Alcune considerazioni generali: la prima, la constatazione di come un’attività illegale con basso valore marginale individuale del bene e con alto impatto volumetrico dello stesso (quindi con alti costi di trasporto, logistica anch’essi con esigenze di non legalità) sia, nel 2017 ed a livello macro, comunque ancora un leitmotiv del ramo; evidentemente la domanda e la redditività sono alte e le permeabilità territoriale, da una parte, ed il (non) controllo delle aree interessate, dall’altra, permettono l’abbattimento dei costi commerciali. La seconda, dalle analisi il terrorismo intermedia e distribuisce il prodotto: non è produttore e neppure grossista; siccome il contesto di supply chain illegali è conosciuto probabilmente, sempre a livello macro, un’azione maggiormente mirata di ricerca sui flussi di prodotto e denaro, che interessano le transazioni degli anelli non connessi al terrorismo, potrebbe risultare di buona utilità nella lotta ad esso. Infine, a livello micro, si è già visto come il contrabbando sia una delle fonti illecite di sopravvivenza finanziaria per le cellule remote: un ‘follow the money – follow the good’ informativo strutturato a livello micro territoriale potrebbe rivelarsi fruttuoso in via preventiva.

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