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Viaggi in USA: Breve ed Opportuno Vademecum di Salvaguardia della Privacy Personale

La privacy personale digitale può essere seriamente messa a rischio dalla necessità di viaggiare. Non sempre la minaccia deriva dall’attività illecita di hackering: nella maggior parte dei casi esso ha un fondamento normativo nel paese di destinazione ed è attuata ad opera di agenzie governative in ambito di sicurezza nazionale.

Che il rischio provenga da fonti con un cappello di legalità non giustifica il fatto che i dati ed i dispositivi di ciascuno debbano essere controllati senza che il controllato abbia esatta coscienza del livello di pervasività: se il legislatore nel promulgare la normativa cerca, nella maggior parte dei casi, di agire salvaguardando anche il controllato è altresì vero, come esperienza insegna, che la tutela di quest’ultimo non sempre rientra nei propositi delle agenzie e dei singoli che operano in tali contesti.

È utile di conseguenza adottare alcuni accorgimenti a propria difesa, tanto più in ambito di counter-intelligence lavorativa e se si viaggia con device in cui sono presenti dati inerenti alla propria attività.

Con riguardo gli Stati Uniti qua un utile guida, pubblicata da EFF ed aggiornata con regolarità nel sito, circa cosa si va incontro quando ci si accinge al controllo doganale: valida anche con riguardo il comportamento suggerito da tenere verso chi controlla, essa può essere adottata come modello per l’attraversamento di qualsiasi frontiera.

La regola base che si ricava è di lasciare a casa tutto il possibile e (a) munirsi di ‘muletto’ per il viaggio, se non se ne può fare a meno e per le comunicazioni indispensabili durante il viaggio stesso; (b) utilizzare servizi cloud (possibilmente sicuri) per creare device cloni dei propri, con i dati e le profilazioni necessarie, noleggiandoli dopo aver varcato le frontiere; (c) non perdere la calma.

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