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Finanziamento del Terrorismo: il Declino delle Entrate dell’ IS

Il finanziamento al terrorismo di matrice IS viene analizzato a livello macro in un report dell’inizio di quest’anno da ICSR, The International Centre for the Study of Radicalisation, del Department of War Studies al King’s College di Londra. L’ottica è quella di considerare la variazione delle principali flussi finanziari attivi di IS in un periodo compreso tra i 2014 e il 2016.

Le direttrici verificate sono: le entrate fiscali, la vendita di commodity (in primis, ma non esclusivamente, petrolio), i riscatti dai rapimenti, le donazioni dall’estero ed il bottino di guerra derivante da confische, saccheggi ed imposizioni di multe alle popolazioni locali.

finanziamento terrorismoL’evidenza generale è che venendo erosa la copertura territoriale le entrate da essa dipendenti sono diminuite sensibilmente e, d’altro canto, l’interruzione dell’espansione ha provocato la fine, per estinzione, dei flussi derivanti dall’occupazione di nuovi territori, quali quelli legati al bottino di guerra.

In particolare sono interessanti alcune conclusioni dell’analisi per cui:

  • vi sono stati incoming derivanti dal commercio di reperti archeologici ma non è possibile quantificarli, contrariamente a ciò che a livello media era descritto come uno dei principali vettore di fondi;
  • le sanzioni economiche non sono servite ad interrompere i flussi finanziari: è servita la guerra in loco che ha fermato l’espansione e fatto regredire il califfato in funzione di territori e popolazioni da cui ricavare denaro;
  • il fallimento economico di IS non pregiudica l’attività terroristica fuori dal califfato che si autofinanzia;
  • le rimesse dall’estero sono insignificanti per il periodo osservato.

L’ultimo punto merita ulteriore osservazione per due motivi. Il primo, ai foreign fighter con l’inevitabile, seppure lenta e progressiva, disfatta territoriale di IS non resterà altro, se vivi, che tornare a casa o combattere per altre sigle: quindi è prevedibile che aumenteranno le rimesse estere verso la cassa jihadista in maniera modesta, in quanto ad entità complessiva, ma significativa come numero di persone che veicolano denaro; il secondo motivo, conseguente, diventano importanti analisi come quella effettuata da CATS, (Center for Asymmetric Threat Studies) svedese all’inizio del 2017, e da AUSTRAC, (Australian Transaction Reports and Analysis Centre) australiano nel 2015, centrate sulle maniere usate per convogliare denaro finalizzato al finanziamento terroristico proveniente rispettivamente da Svezia, Danimarca ed Australia.

Anche se la guerra economica verso IS sta per essere vinta come conseguenza della guerra militare, e anche se l’analisi delle fonti e delle metodologie delle micro rimesse non è quantitativamente significativa, essa però assume rilevanza di intelligence per arrivare ai singoli, giuridici o individui o collettività, partendo dai flussi finanziari tracciabili.

A latere alcune riflessioni che si ricavano dai report citati: dal punto di vista strategico il fattore asimmetrico economico della guerra ad IS non ha sortito alcun effetto: è stata la tradizionale guerra militare che ha portato alla disfatta economica; in nessuno dei report è presente alcun riferimento all’uso delle cryptocurrency come veicolatore di denaro; infine CATS, nel suo report, riferisce circa l’utilizzo della pratica finanziaria diffusa nel mondo musulmano dell’Hawala, e cioè una forma di pagamento contro garanzie affidato ad un circuito completamente avulso dalle tracciabilità istituzionali, basato sui contanti ed affidato a broker che operano indipendentemente e su diversi livelli basati sulla fiducia personale.

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