ricerca intelligence

Ricerca, Innovazione, Intelligence e…Israele

La ricerca e l’innovazione nell’intelligence hanno duplice valenza: la prima appartiene al contesto dove il ciclo dell’analisi di intelligence viene applicato.

Che il perimetro sia delineato dal singolo attore socio-economico operante in uno specifica nicchia settoriale o da quanto ricade sotto l’ampio ombrello dell’interesse nazionale non fa differenza: la ricerca e l’innovazione sono due elementi che non possono prescindere nell’azione di preservazione e incremento della competitività e, quindi, devono essere fatti oggetto di un’azione di intelligence specifica da parte del decisore.

A livello privato la scelta di dedicare una parte di risorse dell’intelligence alla ricerca e all’innovazione dipende dall’analisi del rischio competitivo e dalla strategia adottata. A livello pubblico no: la ricerca e la conseguente innovazione sono fattori riconosciuti strategici con rilievo nazionale e quindi devono essere, al minimo, preservati quando non supportati nelle loro competitività.

Ciò è almeno quanto succede nei paesi maggiormente evoluti dal lato dell’interesse economico innovativo: non rientra nel novero l’Italia dove, notoriamente e con ampia letteratura e riferimenti mediatici nel merito, la singolarità è che per poter far ricerca ed innovazione nella maggior parte dei casi bisogna trasferirsi all’estero. Se questa è la soluzione allora il conseguente problema di intelligence non sussiste, non essendoci niente su cui applicarla, a meno che non si inizializzi un’ipotetica strategia di ritorno in patria dei ‘campioni’ (diventati ‘campioni’ a casa e con i soldi degli altri), accadimento che, attualmente, non sembra profilarsi all’orizzonte.

La seconda valenza deriva dal fatto che l’intelligence è essa stessa disciplina, quindi oggetto di ricerca e innovazione: il decisore responsabile di un attore (o di una funzione in un’organizzazione), grande o piccola che sia, dedicata all’intelligence deve preoccuparsi a sua volta di svolgere ricerca e adottare innovazione se intende essere e rimanere competitivo.

La counter-intelligence rappresenta sintesi perfetta di tale necessità perché anche se si lavora adottando metodologie proattive ed anticipatorie la regola è, sempre e comunque, il supporre di essere un passo indietro rispetto lo stakeholder antagonista: in quest’ottica svolgere attività di intelligence senza rendersi conto di quanto i risultati della ricerca possono essere d’aiuto, sopratutto quelli ottenuti dagli altri, non ha senso.

Gli Stati Uniti hanno capito il tutto da un po’ di anni e nel 2006 hanno dato vita alla IARPA, l’agenzia governativa che si occupa di coordinare la ricerca  di tutte le agenzie di intelligence statunitensi al fine di indirizzarla, in maniera sinergica, secondo quelli che vengono previsti essere, dai decisori politici, i bisogni strategici non attuali ma futuri. Altra cosa che gli Stati Uniti hanno capito è che il pubblico da solo non riesce a coprire tutto lo scibile tecno-sociale in cui si può articolare e dipanare la ricerca per cui il modello scelto per strutturare IARPA è stato DARPA, l’agenzia militare inizializzata alla fine degli anni cinquanta del novecento dal Pentagono con fini di ricerca e sviluppo. Il modello prevede dei contest periodici e strutturati a più livelli, a cui possono partecipare ricercatori, enti, aziende consolidate e start up, così da sfruttare il lavoro ad opera dei privati a propri fini e, nel contempo, supportarlo quando i fini stessi coincidono. Il sostegno alle iniziative innovative ritenute strategiche, non esclusivamente di intelligence, avviene anche attraverso il funding: la CIA ha da diciassette anni un proprio fondo di investimento, IN-Q-TEL, al cui interno è presente anche un lab settoriale predittivo con finalità di sicurezza nazionale.

Francia e Regno Unito, pur con caratteristiche peculiari, presentano dinamiche molto simili tra loro: in entrambi i paesi il turnover manageriale tra pubblico e privato è prassi di crescita e maturazione professionale; ciò avviene anche nell’intelligence e nella ricerca ad essa dedicata, venendosi così a creare una messa in comune esperienzale, ad alto livello, che ha contribuito a creare e consolidare un substrato comune di competenza, di conoscenza e collaborazione da cui i diversi attori attingono ed a cui fanno riferimento. La Francia inoltre nella propria architettura di intelligence economica nazionale a stampo dirigistico, recentemente rinnovata, ha introdotto delle strutture centrali e periferiche che si occupano specificatamente di ricerca ed innovazione, coordinandosi con gli enti privati territorialmente rilevanti.

Infine Israele, di cui il titolo. Il paese medio orientale da circa trent’anni ha praticamente fatto della ricerca e dell’innovazione il motore della propria politica industriale: questo non solo entro i confini nazionali ma anche in tutti i paesi con cui intrattiene rapporti, attraverso una fitta rete incrociata di contest esteri da cui attinge per finanziare, e portarsi a casa, progetti innovativi. Il settore dell’intelligence non è estraneo al quadro generale che è inoltre è soggetto al medesimo scambio manageriale visto per Francia e Regno Unito. Altro fattore fondamentale è la leva obbligatoria, per cui in primo luogo i ragazzi con determinate attitudini vengono inseriti nei raparti specializzati, coinvolti nei progetti di ricerca e sviluppo e, una volta congedati, molte volte sostenuti a sviluppare proprie iniziative (la genesi di Waze è emblematica in tal senso); in secondo luogo essi rimangono a far parte della riserva e quindi, oltre ai specifici richiami biennali, continue periodiche relazioni vicendevoli rafforzano le competenze comuni. Sul lato funding sono presenti iniziative che attraverso la loro attività rendono l’idea della collaborazione pubblico privato meglio di qualsiasi parola e, nella primavera di quest’anno, il Mossad ha inizializzato il proprio fondo.

Con riguardo l’Italia poche parole: è imbarazzante girare per i (pochissimi) eventi, anche formativi, dedicati all’intelligence in cui sono presenti (tra il resto) componenti che, per loro natura, dovrebbero essere dedicate alla ricerca e rendersi conto della cecità innovativa e predittiva che ne risulta. Basterebbe un osservatorio ma, per lo stato dell’arte, si è ancora nell’ambito della fantascienza.

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