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Estinzione e Trasformazione del Terrorismo

Le organizzazioni dedite al terrorismo, come tutte le organizzazioni umane diversamente articolate, hanno un loro ciclo di vita: nascono, evolvono e poi si estinguono. Prendendo spunto da un lavoro del 2006 di Audrey Kurth Cronin, pubblicato nel periodico del MIT, International Security, è interessante riflettere sulle dinamiche che ne provocano la scomparsa.

Esse si dividono in tre macro-causalità: la prima, il terrorismo diventa sistema; la seconda, il terrorismo scende a patti con il sistema che combatte ed in esso scompare; la terza, viene estinto con la forza dal sistema a cui (inutilmente) si è opposto.

Audrey Kurth Cronin prende in considerazione la seconda e la terza causa di estinzione del terrorismo, analizzando le diverse metodologie che hanno portato una lista, non esaustiva, di formazioni terroristiche ad essere schiacciate od a fondersi in esso.

Il fattore che non è presente nell’analisi è il primo, e cioè il terrorismo si estingue perché esso stesso diventa sistema. In genere le formazioni terroristiche di questo tipo sono l’avanguardia di rivoluzioni: esempi topici la rivoluzione cubana e la rivolta dei coloni che porterà alla nascita degli Stati Uniti; sotto altro punto di vista il terrorismo diventa sistema a causa dei processi geopolitici imposti dall’evoluzione socio-culturale del periodo storico di cui fa parte: esempi ne sono gli svolgimenti che videro la nascita dello stato di Israele e l’indipendenza delle colonie francesi, prima (nel senso di significatività dell’esempio) tra tutte l’Algeria.

Considerando la fusione essa risulta essere volontaria o involontaria, in quanto la diluizione non è sempre causa di una volontà negoziale di ambo le parti ma può derivare anche da fattori esogeni quale, tra i diversi, il ricambio generazionale e la conseguente mancanza di adepti alla causa per il venir meno delle vocazioni.

A ben vedere c’è una quarta causalità che provoca l’estinzione delle formazioni terroristiche ed è la traslazione degli individui delle organizzazioni originarie in altre: ciò caratterizzò, per esempio e storicamente in via afferente e deferente, tanto le sigle di destra che di sinistra nel quadro del terrorismo italiano della seconda metà del ‘900. Le traslazioni possono essere definitive o temporanee e non sempre conducono alla scomparsa definitiva della formazione originaria: essa può farsi comunque viva ciclicamente nominalmente, pur essendo priva ormai di organizzazione in quanto i nodi della rete, gli individui, sono migrati per operare sotto diverse strutture di comando. Le traslazioni avvengono, nella quasi totalità dei casi, per l’indebolimento esogeno ed endogeno dell’organizzazione originaria nei confronti di nuove entità che, per la strategia adottata, diventano leader nel settore di appartenenza e che possono anche inizializzarsi da ‘costole’ dell’organizzazione originaria. 

Per tornare ai giorni nostri, recentemente ed in via generale, la traslazione si è potuta osservare in Al Qaeda nei confronti dell’ISIS e per determinati ambiti geografici. Un’ipotesi da tenere in considerazione, visto l’evoluzione in medio oriente della guerra all’ISIS, potrebbe essere la traslazione degli adepti di quest’ultima verso nuovi, per ora embrionali, riferimenti i quali non per forza potrebbero/dovrebbero essere localizzati in zone geograficamente attigue per centro di comando e capacità operative.  

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